mercoledì 15 giugno 2011

Berlusconi al 51%

Nella foga di dare addosso a Silvio Berlusconi il risultato referendario è strombazzato dalla sinistra come una vittoria del fronte di coloro che hanno voluto dare un'altro segnale al premier con l'indicazione di mandarlo a casa. Nulla di più sbagliato, gli antiberlusconiani non hanno vinto e il politico più amato dagli italiani è proprio lui, Silvio Berlusconi. Basta fare quattro conti:
Mediamente l'affluenza alle urne sui quattro quesiti è stata del 57,00% 
Se da tale cifra togliamo il 2 % dei voti espressi all'estero rimane un'affluenza del 55 %
Mediamente i "si" sono stati il 94,00 %, quindi i "no" sono il 6 %
Se togliamo il 6 % dei voti "no" (quindi berlusconiani) dall'affluenza alle urne rimangono solo un 49 % di "si", quindi un quorum che non si sarebbe raggiunto senza l'apporto degli elettori di destra che si sono recati alle urne per votare "no". Senza contare i voti liberi di Alemanno, Polverini, Maroni, Zaia e molti altri. Pertanto Berlusconi ha ancora il 51% degli elettori dalla sua parte e può, giustamente, dichiararsi come il politico più amato che, forte dei consensi del popolo e dei sondaggi, può fare a meno di presentarsi dai giudici quando convocato e togliersi anche il fastidio delle intercettazioni e delle indagini a suo carico. E' il popolo che lo osanna ed è il popolo che detta legge (tramite il condottiero da lui osannato).
Satira o analisi politica?

martedì 14 giugno 2011

Sul risultato referendario

I lettori che ci seguono ricorderanno che sin dal 3 maggio scorso (a proposito delle elezioni amministrative) avevamo scritto che prevedevamo un "voto rivoluzionario (alternativo al palazzo) come ultima chance democratica prima della rivolta di piazza", specificando nei blog successivi la risorta voglia di partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.
Mentre da decenni non si assisteva più al raggiungimento del quorum referendario con l'affluenza registrata sabato e domenica la volontà del popolo di partecipare e decidere è ormai a tutti chiara.
Le nostre previsioni non scaturivano da sensazioni ma dal metodo demodoxalogico di interpretazione delle opinioni. Anzitutto abbiamo ascoltato le chiacchiere della gente comune, poi abbiamo sottoposto ad analisi alcune frasi e parole d'ordine dei politici più noti apparsi nelle tv, infine abbiamo valutato giudizi ed aggettivi di giornalisti opinionisti attraverso i loro scritti apparsi sulla stampa quotidiana.
L'opinione del popolo, raccolta nei mercati e nei bar, se prevalente in una direzione già è per se stessa un'indicazione, ma potrebbe essere un fenomeno locale. Alcune frasi sfuggite ai politici nel corso di infervorati talk show denotano timori (per un calo di consensi) o prese di distanza dalla linea del capo o del partito; i lapsus, i silenzi e le esternazioni svolte con troppa foga sono indicativi dello stato d'animo del personaggio (specie se raffrontato con la sua normale condotta). Infatti come demodoxaloghi abbiamo sempre presente l'affermazione di Max Nordau (Le menzogne convenzionali della nostra civiltà, del 1883): relativa al "contrasto fra il nostro modo di pensare e il nostro modo di agire". Approccio filosofico e metodologico fatto proprio dalla demodoxalogia e trasferito, sulla scorta dell'apporto psicologico, alla decodificazione dei messaggi (come da me illustrato sulla rivista della Sips  Scienza e Tecnica n.313 dell'ottobre 1996 in "Perchè esiste la disinformazione?"). Due piccoli esempi: se un politico, nel corso della stessa trasmissione televisiva, più volte con foga inaudita proclama che il suo partito risulterà vincente alle elezioni lo fa per rincuorare se stesso e appellarsi inconsciamente all'elettorato; se qualcun'altro suggerisce di rivedere atti di governo o programmi, dopo il voto, significa che ha la sensazione che gli elettori del partito non siano soddisfatti di quanto operato.
La controprova della tendenza elettorale (dopo l'ascolto dei cittadini e l'analisi dei discorsi dei politici) la si ottiene dall'attenta lettura dei quotidiani, nella convinzione demodoxalogica che il normale cittadino acquirente di una determinata testata giornalistica quotidiana ritrova in quel giornale il suo pensiero inespresso (culturale, politico, ecc.) che affina inconsapevolmente, nel tempo, attraverso la lettura degli articoli che lo soddisfano, contribuendo così alla formazione dell'opinione (pubblica, in quanto collettiva) dei lettori di quella determinata testata giornalistica. Sulla scorta delle copie vendute si possono calcolare eventuali risultati elettorali, per esempio se la Repubblica vende 600 mila copie e il Giornale 300 mila è facile intuire che i votanti per il centrosinistra saranno più numerosi del centrodestra.
Ovviamente il rapporto tra il messaggio scritto di un giornale e i suoi elettori non ha riflessi immediati ma evolve e si consolida nel tempo e dopo varie prese di posizione, pertanto l'esame dei testi non può prendere in considerazione solo quelli nel corso della competizione elettorale ma partire da almeno un anno prima. Anche il passaggio dell'elettore dal voto all'astensione o viceversa, e dalla destra o dalla sinistra al centro o viceversa, non avviene da un giorno all'altro ma attraverso varie fasi successive che i talk show possono solo accelerare sotto la spinta emotiva. Le motivazioni elaborate attraverso la stampa impiegano tempi lunghi per giungere a conclusione ma sono più solide. Il vento di cambiamento, nella partecipazione ad un voto alternativo al palazzo, è iniziato negli ultimi mesi dello scorso anno e, man mano, si è espanso e consolidato sino ai recenti risultati elettorali referendari e delle quattro grandi città di Milano, Napoli, Torino e Bologna.

lunedì 13 giugno 2011

Carlo Curcio

Proseguendo nelle biografie dei maestri della demodoxalogia, scritte da Federico Augusto Perini-Bembo nella dispensa Demodossalogia storica dell'anno accademico 1951-52 del corso di Specializzazione in demodossalogia svoltosi alla facoltà di Scienze Politiche dell'università di Roma, riportiamo da pag.7 la biografia che accompagna il testo della lezione di Carlo Curcio su "Il giornale e la storia".


venerdì 10 giugno 2011

Carlo Barbieri

Dalla dispensa Demodossalogia storica  (Edizioni dell'Ateneo - Roma) relativa all'anno accademico 1951-52 del Corso di specializzazione in demodossalogia, svolto presso l'Università degli studi di Roma, riportiamo la biografia risultante a pag. 103 che precede l'argomento trattato da Carlo Barbieri: "Il giornalismo stampato dai primordi del sec. XIX alla prima guerra mondiale".

mercoledì 8 giugno 2011

Eventi



Domenica scorsa a L'Aquila si è concluso l'annuale Convegno del Mensa-Italia con la nomina del nuovo presidente dell'associazione, la signora Alberta Sestito, la donna italiana con il più alto quoziente d'intelligenza, che fa seguito alla presidenza di Corrado Giustozzi. L'associazione mensa, diffusa in tutto il mondo, accoglie nel suo seno sono coloro che superano la soglia minima del quoziente d'intelligenza Q.I. dopo un preventivo test. Informazioni: http://www.mensa.it/

Citiamo tra i vari servizi su l'ultimo numero di http://www.rivistaindipendenza.org/ : Dal petrolio al nucleare: diversa la fonte analoga la dipendenza. La Grecia e noi: dalla speculazione finanziaria al protettorato atlantico. Libano: intervista a Sayed Ibarahim al Moussawi.

martedì 7 giugno 2011

Attualità politica

I legali di Silvio Berlusconi sostengono che il premier era convinto che la prostituta Ruby fosse veramente la nipote dell'ex presidente dell'Egitto Hosni Mubarak e, a sostegno di questa affermazione, portano le testimonianze di vari ministri dell'attuale governo italiano. O siamo amministrati da anime candide e pure che sentono solo il profumo dei gelsomini e il sapore della pastasfoglia napoletana oppure ritengono che gli italiani siano tutti creduloni! A meno che, vivendo quotidianamente in un puttanaio (non solo politico), non siano più in grado di distinguere un'educanda da una escort, supponendo che quest'ultima sia solo la marca di un'auto straniera.

Il 12 e 13 prossimi saremo chiamati a votare sui referendum per il nucleare, l'acqua e il legittimo impedimento. Da qualche decennio gli italiani sono disamorati dei referendum e ripetutamente hanno fatto fallire il quorum del 50% +1 avendo constato come la classe politica sappia aggirare il voto popolare svuotando i risultati plebiscitari; se la chiamata alle urne è solo una farsa tanto vale non caricarsi del disturbo di recarsi alle urne. Quest'anno, invece, i referendum vanno oltre ai quesiti sul si o il no, assumono una valenza di giudizio sul governo e il suo premier. Recarsi alle urne e votare "si" significherà far capire che il popolo è maturo, che non crede più alle storielle, che non si fida delle promesse ....... che vuole cambiare pagina.

Come abbiamo più volte recentemente sostenuto gli elettori stanno passando dalla disaffezione ed astensione alla volontà di partecipazione (attraverso il voto) e scelta di nuovi soggetti politici. E, se non ne trovano dei nuovi si propongono in improvvisate liste civiche o eterogenee ammucchiate di scontenti. Riteniamo che la tendenza dei prossimi anni sarà quella di voler gestire il territorio attraverso la partecipazione e un'oculata scelta delle persone, abbandonando la politica rissosa per accettare l'approccio casareccio alla Romano Prodi o quello malinconico di Luigi Bersani. Personaggi che, al contrario degli attuali venditori della felicità, non promettono nulla e non hanno neppure dei programmi definiti in quanto la politica del giorno per giorno si adatta a tutte le soluzioni possibili. Un ritorno alla partecipazione politica per cancellare il passato e, con esso, i soliti noti. Una verifica delle nostre ipotesi l'avremo dai risultati dei referendum.

lunedì 6 giugno 2011

Hanno perso tutti

E' indubbio che nei recenti risultati elettorali dei 118 comuni Silvio Berlusconi e la Lega hanno perso voti ma, nonostante i trionfalismi della sinistra, anche i vincitori non sono poi tali. Anzitutto, secondo i dati elaborati da Roberto D'Alimonte dell'università Luiss, i due maggiori partiti italiani (il Pdl e il Pd) insieme arrivano appena al 45% dei voti degli elettori, quindi la maggioranza degli italiani (55%) è frantumata in varie liste, più o meno visibili, compresi i movimenti civici locali che sono in aumento. In proposito ricordiamo che la nascita della Lega fu possibile in quanto Umberto Bossi seppe riunire gli scontenti delle liste civiche del nord sotto un'unica bandiera.
Tra i visibili sconfitti dobbiamo annoverare l'Udc di Pier Ferdinando Casini che è rimasta al palo e Gianfranco Fini che ha ormai concluso la sua stagione, mentre a ben guardare il partito di Luigi Bersani ha vinto a piene mani a Torino e Bologna ma non a Milano e Napoli in quanto i neo-sindaci non sono del Pd ma di altre formazioni politiche. I neo-sindaci sono il valore aggiunto al Pd che ha permesso a Bersani di considerare i risultati come un successo del centro-sinistra ma che, in effetti, rappresentano l'ala estrema della sinistra, gli scontenti e l'anima del voto antipolitico nella miracolistica attesa di una svolta. Il Pd, prima o poi, volentieri o obtorto collo, dovrà fare i conti con Niki Vendola e Antonio Di Pietro: se questa può chiamarsi vittoria!
Beppe Grillo ha raccolto una buona manciata di voti che rischierà di perdere perchè il suo mestiere è quello del comico (dell'affabulatore per suscitare emozioni) e perchè gli elettori lo abbandoneranno quando si renderanno conto che esiste una forza consistente in grado di attuare l'alternativa; quindi dal voto di protesta dato a Grillo ci sarà il voto di speranza ....... Cosa per ora assai lontana perchè il Pd dovrà prima risolvere vari problemi: con gli alleati, i quarantenni, la rottamazione degli oligarchi, l'apertura alla nuova società liberale, ecc.
Casini farà finta di allearsi con la sinistra per alzare la posta nelle trattative con Berlusconi: a te la guida del partito di centro-destra, a me la poltrona di palazzo Chigi. Trattativa difficile poichè la poltrona è ambita anche dai leghisti che, in quanto ex secessionisti, non possono averla da  Giorgio Napolitano per ragioni di opportunità politica e quindi ripiegano su Giulio Tremonti, un esterno alla Lega così come Giuliano  Pisapia e Luigi De Magistris lo sono rispetto al Pd. Una conferma della sconfitta dei partiti: cercare all'esterno i candidati vincenti!
Nel frattempo che farà il cavaliere? Anzitutto una bella vittoria sulla fiducia governativa (incrementando regalie e personaggi cosiddetti responsabili), quindi arrivare alla fine della legislatura giostrandosi alla meglio, nella fiducia che i partiti non vogliono (la proclamano solo) la riforma elettorale e che i parlamentari non hanno nessuna intenzione di andare a casa. Le riforme possono anche attendere, anche in presenza di un improbabile governo di unità nazionale; tutti argomenti per far trastullare i politologi e perdere tempo in attesa di giorni migliori (elettoralmente)!

Domani: attualità politica

venerdì 3 giugno 2011

Dopo lo spoglio

Silvio Berlusconi aveva percepito il risultato elettorale a lui sfavorevole in quanto più volte, nel corso della campagna elettorale, aveva accusato i giornali e le reti televisive di partigianeria. Infatti, più che ai programmi elettorali, i mass media avevano dato spazio: all'immondizia di Napoli presentando una città nelle stesse condizioni antecedenti alla sua promessa di ripulirla, quindi un fallimento o una promessa non mantenuta; alla vicenda Ruby con un giudizio negativo ancor prima di sapere il responso della magistratura; oltre a ricordare vicende come il mancato avvio della ricostruzione de L'Aquila e qualche controversia giudiziaria. D'altro canto lo stesso Berlusconi aveva voluto caricare le elezioni, che dovevano essere amministrative, come una sorta di referendum sulla sua persona, perseguitata dai magistrati rossi, chiedendo il voto a sostegno del fatto che colui che è il più votato ed amato dai cittadini, per una sorta di trasposizione logica, non può essere chiamato in giudizio e quindi essere distorto dalle gravose incombenze governative.
Da demodoxaloghi e in seguito ad un superficiale esame, il 3 maggio avevamo detto che "specie nelle grandi città la competizione si tradurrà anche in un giudizio sui partiti di governo e d'opposizione [...] dalle quattro grandi città potranno venire delle sorprese, nel senso che una buona percentuale di elettori non si asterrà ma farà conluire i suoi voti [...] quale manifestazione di voto rivoluzionario (alternativo al palazzo) come ultima chance democratica prima della rivolta di piazza". Il 20 maggio azzardammo una previsione sui ballottaggi: "il popolo di sinistra che aveva disertato le urne tornerà a sostenere il Pd nella speranza di un cambiamento mentre gli elettori del Pdl in gran parte resteranno ancora a guardare". Ad urne ancora aperte, alle ore 6 di lunedì 30, sostenemmo che ci sarebbe stato uno spostamento di "voti dall'astensione al voto di sinistra e dall'elettore di destra all'astensione [...] oggi i comunisti non ci sono quasi più, si dichiarano democratici e liberali, per cui non mettono più paura".
La valanga dei voti a sinistra ha superato anche le previsioni dei sondaggisti e le speranze del Pd, ridimensionando persino le liste di fantasia o le nuove formazioni barricandiere (come ad esempio i grillini), quale voto estremo di espressione antipolitica. Abbiamo dimostrato che senza spendere un euro ma seguendo alcuni giornali e analizzando le reti televisive, si può - con il metodo inde - valutare il peso e la direzione dell'opinione pubblica del momento.

La vignetta di Vauro è tratta da il Manifesto del 1971
Lunedì: hanno perso tutti

mercoledì 1 giugno 2011

L'Unità d'Italia

Comunemente si afferma che l'Unità d'Italia si è compiuta grazie all'ideologo  Giuseppe Mazzini  e al condottiero Giuseppe Garibaldi. Il fatto è innegabile ma alla base del successo c'è stato un sentimento tra la popolazione, anche se non percepito nella sua interezza, di adesione alla visione nazionale e di voglia di partecipazione, senza il quale i fautori del Risorgimento non avrebbero avuto proseliti e successo. Quindi ancor prima dell'azione c'è stata una preparazione all'evento; un cammino iniziato dalla borghesia nei salotti, nei caffè e attraverso i giornali. I fautori dell'Unità d'Italia scambiandosi le idee attraverso degli strumenti (giornali ed incontri) hanno consolidato le loro visioni che, a loro volta, hanno trasmesso al popolo (il comparente che se ne è fatto carico partecipando attivamente). 
Un moto iniziale partito dalla borghesia in quanto categoria benestante e alfabetizzata. Questa aveva un abbondante  tempo libero da dedicare alle letture e alle chiacchiere, al contrario del ceto popolare (analfabeta) che quel poco tempo libero rimasto dalle 12-16 ore lavorative giornaliere lo dedicava al bicchiere di vino e al riposo ristoratore. In proposito ricordiamo che nella prima guerra mondiale (1915-18) moltissimi contadini del Sud chiamati al fronte non avevano idea di cosa fosse la Patria o l'Italia e che sino alla Breccia di Porta Pia (l'ingresso dei bersaglieri a Roma) persino i lavoranti del Vaticano avevano un'orario di 12 ore.
Qualsiasi idea per essere realizzata ha bisogno di essere divulgata e fatta propria dall'opinione pubblica. Non per nulla in demodoxalogia diciamo che, per il successo di qualsiasi comunicazione, tra la notizia (il fatto o idea), lo strumento (veicolo d'informazione che può essere anche un salotto casalingo o un'osteria) e il pubblico (colui che riceve le informazioni), ci deve essere un nesso legato all'ambiente storico-culturale e alle modalità di divulgazione.
Quando parliamo del Risorgimento citiamo, tra i precursori, la Frusta di Giuseppe Baretti, il Monitore di Giovanni Antonio Ranza, il Giornale di Giovanni Rasori e tutti gli altri giornali letterari (come il Monitore Italiano di Ugo Foscolo) che contribuirono alla diffusione di un'opinione pubblica nell'affermare che "dove il popolo non è libero la nazione non è indipendente: l'Italia dev'essere anzitutto libera (i cittadini cioè devono aver conquistato i loro diritti di libertà), quindi raggiungerà la sua unità e la sua indipendenza", come scrisse proprio Foscolo nel 1798. Un maestro della demodoxalogia, Giuliano Gaeta (nato nel 1904, allievo di Paolo Orano e poi docente di Storia del Giornalismo all'università di Trieste), nel rintracciare i moderni progenitori dello spirito dell'evoluzione nazionale, cita l'articolo di Gian  Rinaldo Carli apparso nel 1765 sul Caffè: "Divenghiamo pertanto tutti di nuovo italiani, per non cessare d'essere Uomini". Un articolo dal titolo Della patria degli Italiani che, secondo Gaeta, "può bene considerarsi un precursore di quel Mazzini che, nel secolo successivo, aspirerà alla realizzazione giuridica di una umanità unita e libera attraverso la formazione statale delle varie nazioni, pure unite e libere."
Tra un'idea e la sua realizzazione occorrono strumenti idonei per divulgarla e tempi lunghi poichè l'opinione pubblica (a differenza della folla che è fugace, è il momentum di un movimentum) è tendenzialmente conservatrice, in quanto paurosa delle novità. E, in una società in continuo movimento, mutando la tecnologia (dalla carta alla tv e Internet) si adeguano necessariamente anche le modalità di diffusione e percezione delle informazioni, coi conseguenti riflessi sull'insieme della società (dai comportamenti ai valori, dai bisogni alle istituzioni, ecc.).

Venerdì: dopo lo spoglio dei voti