lunedì 28 gennaio 2013

Il Monte dei Paschi

Il Monte dei Paschi di Siena cominciò ad operare nel maggio del 1472 in una sede assegnatagli dal comune come primo istituto di prestiti su pegni per sostituirsi agli ebrei che allora praticavano "l'esercizio del prestito su pegno, detto allora comunemente ad usura". Mentre nel secolo XV la creazione di istituti consimili era patrocinata, specie in Toscana, dai frati minori francescani la nascita del Monte Pio e quella del Monte dei Paschi fu una spontanea iniziativa del comune di Siena. L'immagine riproduce la copertina del "compendio di notizie storiche e statistiche (1472-1912)" a cura di N. Mengozzi (430 pagine, 70 illustrazioni).
Da allora e con alterne vicende, dovute prima al fascismo e poi alla statalizzazione delle banche, il Monte fu sotto il controllo del comune. Nell'ultimo dopoguerra le banche in Italia furono gestite con una preponderanza di amministratori nominati dalla politica e in particolare dalla Dc, qualcuna di essa fallì e fu inglobata in quelle che si salvarono ma il Monte dei Paschi riuscì a crescere e a consolidarsi in tutto il resto della penisola sotto il controllo della Fondazione del Monte con il 51% delle quote in mano alla provincia e al comune di Siena. Quote scese da poco tempo al 30%. Ed essendo il comune amministrato da una giunta rossa (prima Pci, poi Pds, quindi Pd) la banca è stata sempre collocata politicamente come banca del partito comunista. Fin qui la storia.
Veniamo alla cronaca: il MpS ha rilevato per nove miliardi di euro la banca Antonveneta dalla banca spagnola Santander che l'aveva acquistata a sei miliardi di euro, quindi con un prezzo maggiorato nel giro di meno di un anno, in conseguenza di ciò il Monte dei Paschi si vide costretto a negoziare un debito con una banca giapponese nascondendolo con un'abile operazione nei cosiddetti derivati (che tanto sconquasso hanno portato alle banche e all'economia, per non citare i risparmiatori). In pratica acquistò con il prestito giapponese buoni del tesoro per un importo superiore a due volte e mezzo il capitale della banca, cedendoli in cambio del prestito; oltre ad altre operazioni discutibili. Un successivo inusuale e strano prestito di 2 miliardi di euro e 1,9 di rimborsi concesso dal governo di Mario Monti al Monte (e non anche ad altri istituti di credito) è servito per ripianare il buco della banca, fatto in nome dell'italianità delle banche per sottrarle dalle influenze esterne (come avvenuto con l'Alitalia). Ora la Banca d'Italia, deputata a vigilare sulle banche, ha avviato una indagine che ha fatto scoprire l'arteficio contabile, allarmare i correntisti e far crollare il titolo in borsa. Una buco come nella Parmalat ha detto all'assemblea dei soci Beppe Grillo.
Che i bilanci economici delle banche, come quelli delle aziende, non siano veritieri è cosa risaputa. Si racconta che un direttore di un'azienda romana, negli anni '60 dello scorso secolo, sosteneva che l'azienda aveva tre bilanci: uno per gli azionisti, uno per il consiglio d'amministrazione e l'altro che conoscevano solo il presidente e il direttore; lasciamo a voi indovinare quale era il bilancio reale.
Sorge un dubbio: se Monti non avesse avuto bisogno dei voti del Pd avrebbe dato ugualmente il finanziamento alla Banca? Nessuno del Pd ha chiesto o mercanteggiato il prestito? Se alla guida del governo ci fosse stato Pier Luigi Bersani (nonostante la sua linearità) come si sarebbe comportato? C'è però da dire che se il MpS, come qualsiasi altra banca, dovesse fallire cadrebbero anche altre banche, aziende finanziate dagli istituti di credito e le compartecipazioni varie possedute dalla banche; quindi l'aiuto dello Stato al Monte dei Paschi  è stato una necessità per evitare una catastrofe ponendo le mani su una eventuale nazionalizzazione se la banca non dovesse onorare la restituzione del capitale e gli interessi.

venerdì 25 gennaio 2013

Il redditometro

In pubblicità, e in genere nelle Scienze della comunicazione, esistono i creativi: personaggi dotati di una grande fantasia che applicano nei films, nei cartelloni pubblicitari, nei comunicati stampa, negli spot e così via. Bellissimi abbinamenti di colori, scene e dialoghi intriganti ma, ai fini della vendita del prodotto, di scarso effetto perché - come diceva Marshall McLuhan - è lo strumento e non l'idea che vorrebbe rappresentare che fa effetto sull'opinione pubblica. Ove per strumento si intende l'insieme delle tecniche (visive, orali, ecc.) che si elaborano nel presentare un prodotto o servizio o candidato. Alcuni messaggi elettorali, bellissimi dal punto di vista artistico, non raggiungono lo scopo perché mancano delle elementari nozioni di pubblicità.
Così come taluni provvedimenti legislativi o normativi apparentemente risolutivi e di buon senso al momento dell'applicazione si rivelano inefficaci se non addirittura dannosi. Questo perché ci si affida agli estroversi che pensano di poter risolvere tutto con lampi di genio senza sperimentare e confrontare, prima dell'applicazione, quanto si intende varare. Oppure ne danno un annuncio che dall'opinione pubblica è percepito in modo distorto se non addirittura pericoloso.
E' il caso del redditometro, una misura sacrosanta e giusta per stanare gli evasori ma presentata come l'inquisizione per tutti i cittadini spingendo così, anche coloro che sono stati sempre in regola col fisco, a ricorrere allo strumento dei contanti o ad accordarsi con l'altra parte per una ricevuta di importo minore del versato. In questo modo invece di diminuire crescerà l'evasione fiscale.
Bene ha fatto il governo a specificare che il redditometro non sarà applicato (normalmente) ai pensionati con un solo reddito ma dovrebbe anche aggiungere che lo strumento sarà usato per tutti e in tutti i casi di contestazione della dichiarazione dei redditi. 
Mentre un provvedimento veramente valido per disincentivare il lavoro nero e l'evasione contributiva potrebbe essere la deducibilità delle spese con un tetto rapportato all'ammontare delle entrate risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Lunedì: Il Monte dei Paschi.

giovedì 24 gennaio 2013

Il futuro di Casini

L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga prevedeva uno splendido futuro politico per quel "ragazzotto rampante" che si aggirava nella segreteria della direzione della Dc: Pier Ferdinando Casini. L'anima del politico l'aveva nel sangue, anzi nel dna in quanto il padre era stato un dirigente della Dc ai tempi di Alcide De Gasperi come risulta anche da una foto del padre ritratto insieme a De Gasperi; foto in bella mostra nell'ufficio di Casini. Il ragazzotto dopo il crollo della Dc si accasò con Silvio Berlusconi, poi occhieggiò verso Gianfranco Fini e al tramonto del presidente della Camera è passato nella lista civica di Mario Monti, rivendicando sempre la sua indipendenza e coerenza politica; e tale lo è veramente in quanto ha praticato la politica delle equidistanze e dell'alleanza con il più forte del momento o, perlomeno, con il soggetto politico che più poteva garantirgli un futuro.
Ora ha lasciato la Camera dei deputati per presentarsi in cinque collegi del Senato, per una questione personale e di rinnovamento ha detto. Facciamo un poco di dietrologia: dato che Monti non riuscirà ad avere voti sufficienti per tornare a palazzo Chigi ma abbastanza per appoggiare il governo di Pier Luigi Bersani  e dato che quasi tutte le forze politiche, dalla Lega a Niki Vendola, sono contrarie a un altro governo Monti ma si rendono conto della sua utilità in campo internazionale per garantire il debito sovrano dell'Italia, è molto probabile che lo eleggeranno a presidente della Repubblica (ove ha chances pari a quelle di Romano Prodi). In quel caso, se Casini non sarà il presidente del Senato, alla guida del movimento della lista civica potrebbe proprio andare il giovane (rispetto agli altri) ex ragazzotto della Dc.     
Preparando, sia nell'uno che nell'altro caso, il percorso che lo porterà tra sette anni alla presidenza della Repubblica!       

mercoledì 23 gennaio 2013

Quo vadis Bersani?

Pier Luigi Bersani è stato un ottimo presidente di regione e un altrettanto ministro dello Sviluppo economico, meriterebbe di essere messo alla prova come presidente del Consiglio dei ministri; peccato che è circondato da uomini che della politica ne hanno fatto una casta, che controllano frattali di territorio e voti e, non ultimo, in buona parte sono imbevuti culturalmente dall'ormai superata visione marxista. Nell'insieme il Pd non riesce a percepire il futuro come la caduta delle vecchie ideologie per far posto ad una matura visione delle esigenze locali improntate sui fatti e non sugli schieramenti di destra e sinistra, sull'abbandono degli aiuti di stato alle aziende decotte per dirottarli alla ricerca, allo sviluppo e all'export, sul superamento del ministero della difesa per trasformarlo in ministero della protezione civile, sulla coopartecipazione dei dipendenti agli utili dell'azienda attraverso apposite azioni privilegiate, sull'intervento pubblico nei settori strategici ed innovativi, sulla deducibilità (con un tetto rapportato al reddito) delle spese, sulla riforma dello stato iniziando dall'abolizione delle regioni (costosissime e inutili) e non i comuni e le province, sul ripristino del falso in bilancio, sull'interdizione dalla professione o attività o albo degli accertati evasori, e si potrebbe continuare. Tutti provvedimenti senza o a bassissimo costo.
Il fatto è che il Pd ha uno zoccolo duro di aspirazioni ideologiche di sinistra che spera nella mano dello Stato per risolvere i problemi quotidiani, anche se alla lunga si riveleranno costosi e inconcludenti soprattutto perché la loro realizzazione è affidata ai politici e non ai professionisti del settore. Essere riformisti (anche di sinistra) non vuol dire sperperare il denaro pubblico ma saperlo amministrare. I conservatori, oggi, sono i riformatori di una volta  che ancora aspettano la rivoluzione sociale e coloro che vogliono tenersi stretti i posti pubblici conquistati attraverso il partito.
Bersani, nonostante le migliori intenzioni, è a un bivio: da una parte i riformisti che guardano verso Mario Monti, dall'altra lo zoccolo dura della sinistra ammaliato da Antonio Ingroia e Niki Vendola. Uno perché toglie voti alla coalizione e l'altro perché mette in difficoltà Bersani. Emorragia di voti assai dannosa ai fini del risultato elettorale, tanto che il 30% potrebbe essere il massimo raggiungibile.

Domani: Il futuro di Casini.

martedì 22 gennaio 2013

Prevedere i trend


Da qualche parte abbiamo letto che è difficile capire come si comporterà un singolo individuo di fronte ad un avvenimento mentre è facile prevedere le reazioni di un agglomerato di persone; ciò fotografa in pieno le posizioni dei demodoxaloghi. Più è grande l'universo delle persone in esame e più è facile catalogarle e descriverne atteggiamenti e propensioni. Oltre a questo conta anche l'ambiente entro cui si muovono le persone in esame, pensiamo per esempio al diverso comportamento se si è in chiesa o al bar, sia nei momenti di partecipazione (preghiera o degustazione) come nei momenti di panico (precipitarsi verso l'uscita). In Demodossalogia ed opinione pubblica (edizioni Sidd, marzo 1998) abbiamo scritto:
"[...] gli sbocchi degli avvenimenti rispondono a delle costanti ove l'uomo incide solo per la parte che lo riguarda personalmente ma non sui fatti collettivi, date da situazioni createsi da effetti che sono anche cause, in quanto - secondo Dewey (*) - non accade nulla "che non sia parte di una corrente continua di eventi", perchè la vita sociale è il risultato di "forze all'interno di un più ampio contesto", come dice Lewin (*). Secondo i demodoxaloghi della Sidd (*) l'umanità è libera di agire come vuole ma pur sempre entro un vasto contenitore temporale-spaziale che ne delimita i movimenti e ne condiziona gli sbocchi, in quanto soggetta ad influssi e condizionamenti di forze preesistenti, immutabili e preponderanti. Nel raffigurare il cammino dell'umanità  noi dobbiamo pensare ad una spirale in continua espansione (Ndr: vedasi la puntata del 16 ottobre scorso): un cerchio che girando sempre intorno ad un centro si sposta sempre più verso l'esterno, in spazi precedentemente vuoti; quindi con stimoli, vicende, aspetti, tecnologie sconosciute, ma pur sempre intorno allo stesso centro generando quella situazione del "non conosciuto", elaborata da Franco Rizzo (*), che è parte del nostro vissuto quotidiano complesso e contraddittorio. Un mondo in continuo movimento ove, secondo Beltrand Russel, cambiano le forme e le motivazioni ma restano immutate le pulsazioni e le finalità. Questa giostra genera cicli generati dalla contrapposizione delle forze in campo (dal peso dell'opinione pubblica) rilevabili nel momento in cui una parte della periferia (i nuovi stimoli) prende le distanze dal centro (la tradizione) per iniziare una nuova fase (ciclo politico, economico, culturale, ecc.).
Gli stimoli verso bisogni nuovi generano aspirazioni sostenute da movimenti d'opinione pubblica indotti (per interessi sociali, ideologici od economici) o spontanei quale effetto di una precedente causa.  Negli usuali sondaggi campionari il ricercatore verifica le aspettative del campione (le motivazioni personali); nella inde (*) si misurano le aspirazioni: l'opinione di un particolare pubblico così come è da esso stesso percepito in raffronto all'opinione generale. Dal discostamento dei due parametri, nell'arco di un periodo di tempo, si ricava il movimento tendenziale dell'aspirazione di quel pubblico. In pratica, dopo un rapido controllo sui mass-media si interpellano i portatori d'opinione (i leaders) e quindi eventualmente dei campioni di pubblico (non della popolazione statistica), alla fine si riportano su grafici i risultati ottenuti mettendo l'argomento sotto monitoraggio. Nell'indagare sulle aspirazioni occorre fare attenzione nel porre il problema nella giusta direzione. Verificare quanti italiani o cittadini del nord Italia condividono le aspirazioni di secessione del senatore Umberto Bossi non ha senso, quello che conta è vedere in che misura crescono o diminuiscono i consensi intorno alle proposte della Lega da parte di quel pubblico che si identifica con i suoi potenziali o tradizionali elettori. Più aumenterà il peso dei sostenitori (la convinzione di un'aspirazione legittima e possibile) e maggiormente aumenterà il numero degli elettori leghisti. [...] Così come i sondaggi pre-elettorali non possono abbracciare un campionamento effettuato sull'intero territorio nazionale ma vanno svolti collegio per collegio essendo diverse le collocazioni geografiche, etniche, storiche, sociali e culturali e quindi con tradizioni, situazioni e aspirazioni diverse da luogo a luogo."
(*) John Dewey filosofo e pedagogista statunitense.
(*)  Kurt Lewin considerato il padre della psicologia sociale.
(*)  Società italiana di demodoxalogia.
(*) in "Consenso ed istituzioni" edizioni Esi Napoli 1981.
(*) indagine demodoxalogica.
(22 - continua) 

Domani: Quo vadis Bersani? 
Giovedì: Il futuro di Casini. 

lunedì 21 gennaio 2013

L'elettorato di Monti

Lo spin doctor della campagna elettorale di Mario Monti è il direttore del quotidiano romano Il Tempo, Mario Sechi (candidato nella lista del presidente del consiglio uscente), un giornalista acuto rilevatore del sentiment dell'opinione pubblica e, come tale, non bisognoso di consigli. Ma, da vecchio demodoxalogo (studioso dei fenomeni connessi all'opinione pubblica) posso segnalare che il probabile bacino elettorale di Monti sia tra i pubblici di destra e sinistra appartenenti alla categoria (vedasi il post del 4 gennaio Berlusconi spaventato) degli elettori culturalmente elevati, cioè di quelle persone con una cultura superiore che si tengono aggiornate e che capiscono la reale difficile situazione del Paese, rifuggendo da facili suggestioni o ammiccamenti. Non per nulla in seno al Pdl e al Pd ci sono personaggi pubblici che non hanno nascosto la loro propensione verso Monti, lo stesso  Bersani, se si analizza bene la sua campagna elettorale, non è contro Monti: ha solo paura di cedergli elettori.
Pertanto se il bacino dell'utenza elettorale è quello indicato, codesto pubblico ha un suo modo di rapportarsi con gli altri e di orientarsi elettoralmente. Anzitutto non ha la propensione a votare contro (come avviene con le categorie degli arrabbiati e dei poco informati che votano o contro o a favore, ispirati più dalla passione che dalla logica); quindi supera la simpatia o antipatia verso il candidato per cercare di capire qualcosa da quello che emerge dalle proposte, non fermandosi alle sole enunciazioni (tanto care ai comizianti perché d'effetto suggestivo sul pubblico).
Anche per la categoria degli elettori culturalmente elevati (e non intendiamo solo per titoli di studio) è efficace uno slogan riassuntivo dei programmi ed un riferimento al futuro come, per esempio, "La ripresa è possibile, lavoriamo per il futuro". In tempi di crisi la cittadinanza ha bisogno di fiducia, di credere in qualcosa di positivo e, eccetto la categoria degli arrabbiati, ha paura dei catastrofisti e delle Cassandre. 
Il presidente Monti nelle sue apparizioni pubbliche non dovrebbe lasciarsi trasportare dai temi degli avversari o manifestare intenzioni "contro" il concorrente ma spiegare in dettaglio, con cifre e tempi (ove possibile), il programma che intende svolgere, non rimandando alla lettura del suo blog. Dovrebbe distinguersi per la presentazione di temi concreti e di facile comprensione, cioè guardare al futuro. Lasciare agli altri le recriminazioni, i faremo, gli annunci impossibili, le belle parole senza costrutto e l'elogio del ho fatto o farò, ecc. Il suoi elettori virtuali amano confrontarsi sui ragionamenti inerenti alla situazione reale,  percepita e capita da tutto quel pubblico.

Domani: Prevedere i trend.

venerdì 18 gennaio 2013

Berlusconi, il vincitore

Stando ai sondaggi elettorali annunciati da Silvio Berlusconi, nelle sue apparizioni nelle varie tv, avrebbe superato il 40% dei consensi; infatti ad Abbiategrasso su tre cittadini interpellati ben due hanno detto che avrebbero votato per Berlusconi, altrettanto a Somma vesuviana. A nord come a sud i sondaggi danno la vittoria al cavaliere: a Molfetta l'unico interpellato si è espresso per Berlusconi, così come a Nuoro, Orbassano e Lignano. Ergo, se su mille intervistati una buona manciata esprime le sue simpatie per l'ex premier e, addirittura, in alcune località (come quelle sopra indicate) c'è un plebiscito per il capo della coalizione Pdl-Lega (come evidenziato nei numeri citati) possiamo concludere che la maggioranza è a favore di Berlusconi. Per la legge della logica se in sei casi (i paesi citati) è in testa Berlusconi nel resto dell'Italia i risultati del sondaggio molto probabilmente ricalcherebbero quelli esposti; questo per la legge della logica che non è la stessa legge della statistica. Ma cosa importa? Quel che conta è avere dei numeri a favore da sbandierare come le tavole dei dieci comandamenti. I sondaggi intervistano campioni di popolazione presi da un universo secondo proporzioni algebriche che riproducono in scala l'universo stesso. Se si sbagliano le proporzioni c'è il rischio di sbagliare i risultati, come accadde negli Usa nello scorso secolo quando una società di ricerche intervistò i campioni estratti dall'elenco del telefono, ignorando la popolazione povera e senza telefono che era in maggioranza. Meglio facevano ai tempi dei governi della Dc, quando il ministero degli Interni per conoscere in anticipo i risultati elettorali incaricava i prefetti di rilevare quante copie vendeva nelle edicole ciascun giornale quotidiano e quante persone affollavano i comizi dei partiti. Evidentemente Berlusconi ha un suo metodo particolare, ci crede e vuole darla ad intendere anche agli altri. Come si dice: in campagna elettorale è tutto lecito.
E' invece il vincitore sul piano della propaganda politica: quando va agli show televisivi eccita la fantasia degli spettatori con mosse da cabaret (me ne vado? me ne vado? Oppure pulisce la sedia ove si è seduto Marco Travaglio), quando va a trasmissioni serie (come Omnibus deLa7tv) si comporta in modo amichevole e serioso. Evidentemente ha studiato il pubblico delle singole trasmissioni televisive e lo circuisce nel modo più consono. Oltre ad aver iniziato per primo la campagna elettorale costringendo gli avversari a scendere sui temi da lui impostati.

giovedì 17 gennaio 2013

I commenti dei lettori

Altro fatto interessante è l'Imu. Lascio da parte tutti i bei discorsi dei politici nel chiedersi se sia giiusta o meno e mi concentro sull'equità. Per essere equa una cosa va ripartita o in parti uguali oppure in base all'impegno svolto o messo in campo dalle possibilità che si hanno. Ecco, l'Imu si deve pagare in base alle proprietà che si hanno, lasciando fuori la prima casa, specialmente se si sta affrontando un mutuo per averla. Se uno però ne ha dieci, la prima non la paga e sulle altre paga in proporzione. La prima ovviamente è quella più piccola e con meno accessori (giardino, garage, mansarda, piazzali, fienili, ecc.); se si facesse in base al reddito sarebbe l'ideale ma in Italia si evade e si corre il rischio che il giusto paghi anche per il peccatore, sicuramente ricco e prosperoso.
Infine, sulle primarie, sono perfettamente d'accordo sull'imbroglio ma bisognerebbe anche concordare sul fatto che chi ha imbrogliato ha fatto un danno al Paese e agli italiani. Per effetto di questo fatto il colpevole o i colpevoli dovrebbero essere perseguiti allo stesso modo di come si colpiscono reati simili. Lo stesso concetto va poi spalmato su tutti i casi analoghi a futura memoria dei politici affinchè capiscano gli errori degli altri.
So già che con te [Ndr: si riferisce al decano della Sidd] dico cose ovvie perché stai su una montagna avanti a tutti ma da misero discepolo, quale io sono, forse ho imparato qualcosa, magari piccolissima, ma questo fatto delle minime grandezze mi aiuta a capire un tantino meglio la vita. Complimenti per i pezzi che scrivi, invitano sempre alla riflessione. (scritto da Fabrizio Cimini)

Risposta: Grazie ma attenzione, come è noto la montagna partorì un topolino ed io non sono da meno; affidarsi alle chiacchiere degli altri, specie se sono assisi su scanni o montagne, molto spesso svia dalla realtà. Meglio osservare, non credere a nessuno e elaborare una, due o più opinioni proprie. 

Domani: Berlusconi, il vincitore.

mercoledì 16 gennaio 2013

Commenti dei lettori

Leggo pochi messaggi sul blog ma leggo. Condivido pienamente il pezzo su Le balle della politica (dell'11 gennaio): mi piace e mi stuzzica l'appetito cerebro-sensoriale. Volendo proprio dirla tutta, i sondaggisti che fanno rilevazione sono tutti foraggiati dai politici, sia a livello economico (con chi guadagnerebbero altrimenti) che politico, appunto. Ho sentito dire da Nicola Piepoli che Silvio Berlusconi era in rimonta, Pierluigi Bersani davanti (ma non molto) e la coppia Mario Monti/Pierferdinando Casini agganciata alla scia. Su Gianfranco Fini non si è espresso. Dei nuovi, Antonio Di Pietro galleggia al ribasso, Antonio Ingroia ha qualche voto e Beppe Grillo è in calo. L'ho ascoltato su Rai New mentre veniva intervistato da Corradino Mineo che, guarda caso, si è candidato con il Pd; Corradino ha il mio rispetto ma quando ci sono di mezzo gli interessi tutto cambia.
Dicevo che Piepoli si dava da fare nello snocciolare dati a favore più o meno di tutti ma su Grillo le sue parole erano atte a distrarre l'elettore, dando così quasi un consiglio da amicone agli arrabbiati nel lasciarlo perdere. Il famoso ritorno all'ovile, pardon, ai seggi elettorali e ai soliti politici. Maurizio Crozza a Ballarò, che peraltro è divenuto penoso per via dell'inciuciamento soft con i partiti, non perde mai tempo a sminuire l'effetto Grillo con battute grezze e grevi ... peccato non seguirlo più ma anche lui è risucchiato dagli interessi. Anche Michele Santoro sembra essersi addolcito, vedasi la trasmissione con Berlusconi, sarà l'effetto de La 7tv. Ho appreso che lo stesso Sandro Ruotolo si è accasato con il movimento di Ingroia che, forse a corto di persone da candidare, ha preso anche Giovanni Favia, ex MoVimento 5 stelle, epurato da Grillo perché dissidente. Bene ha fatto Grillo, dico io, perché il tizio sembra come il Daniele Capezzone della situazione, cioè come il cuculo che sfrutta l'operato degli altri per mantenersi in forma senza fare nulla di operoso. Favia e tutti gli altri allontanati sono stati anche protetti dal partito degli arancioni capeggiato da un'altro magistrato: Luigi De Magistris, un cuculo pure lui perché si è fatto prima proteggere da Grillo e da Di Pietro quando era nei guai per via di una inchiesta, poi si è fatto eleggere al Parlamento Europeo insieme a Sonia Alfano grazie ai voti del MoVimento 5 stelle per, dopo essere entrati in contrasto col movimento, accasarsi con l'Italia dei Valori. Dopo aver litigato anche con Di Pietro, dopo l'elezione a sindaco di Napoli di De Magistris, lasciarono l'Italia dei Valori per creare un loro partito. Lo stesso Di Pietro fu spalleggiato da Grillo che lo chiamava Kryptonite, chiaro rimando al materiale in grado di distruggere il super eroe Superman, perché era duro e tutto di un pezzo. Lo stesso Marco Travaglio  deve qualcosa a Grillo: lo ospitava nel suo Blog, uno tra i più letti, con una rubrica chiamata Passaparola che ebbe un successo straordinario. In pratica Grillo spianò indirettamente la strada a quello che sarebbe stato il risultato tra i più incredibili e di successo tra i lettori dei quotidiani: il Fatto Quotidiano. La stessa sinistra radical/chic ha guadagnato qualcosa dalla lotta di Grillo a Berlusconi, portando ai Ds i perduti consensi di coloro che si erano allontanati dall'incantatore di citrulli.
Gli illusi sono lo zoccolo elettorale duro, cioè quelli che a votare ci vanno comunque, cascasse il cielo; però sono anche duri a dare il voto al nuovo che avanza perché probabilmente vedono Grillo come un'accetta che spacca il ceppo: troppo eversivo ed irruento nelle decisioni, un estremista. Hanno timore di lui perché, anche se condividono tratti di pensiero del Comico, chi lascia la via vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova. Ed è duro lasciare un letto seppure tiepido per uno sicuramente nuovo ma freddo.  (scritto da Fabrizio Cimini)

Risposta: il demodoxalogo Cimini ha tracciato un ampio quadro politico visto dal versante del movimento di Grillo: dal comportamento dei sondaggisti, della stampa e dei beneficati alla paura del nuovo da parte degli elettori. Aggiungiamo soltanto che Grillo  propone la sua visione politica e medicine che da altri versanti non ricevono consensi, come è normale nella dialettica politica. Così come, per fare un esempio, non trovano adesione le novità proposte dal movimento "Fare" di Oscar Giannino proprio perché qualsiasi novità contrasta con il letto tiepido, citato da Cimini. Come risulta nell'ampia casistica analizzata dalla sociologia politica.  

Venerdì: Berlusconi, il vincitore.