martedì 31 maggio 2011

I piagnistei di Berlusconi

Al G8 dei giorni scorsi, la riunione dei capi politici degli stati più importanti dell'Occidente ove si trattano questioni politiche-economiche della massima rilevanza per il globo intero, il nostro presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi è andato a lamentarsi (ed a cercare conforto) dal presidente degli Usa Barak Obama e il premier della Russia Dimitry Medvedev dei patimenti che sta subendo a causa della prepotenza dei pubblici ministeri che lo perseguitano da anni.
E' stato il comportamento di un bambino quando viene sgridato e cerca rifugio presso qualche altro membro della famiglia ma non il comportamento che deve avere il rappresentante di una nazione in un consesso internazionale. Oltre a dimostrare di essere un uomo debole, in cerca di appoggi, ha posto in evidenza all'opinione pubblica mondiale le sue preoccupazioni mentre compito di un leader di stato è quello di trattare e cercare di risolvere le preoccupazioni dei propri cittadini e non le sue.
La giustizia non funziona, lo si dice da decenni. Molti accusati di crimini anche gravi vedono un alternarsi di sentenze tra 1°, 2° grado e Cassazione favorevoli e contrarie all'imputato tali che, anche alla fine del lunghissimo iter giudiziario, il cittadino non è in grado di capire se il personaggio sia colpevole o innocente oppure vederlo assolto pur giurando sulla sua evidente colpevolezza. In proposito Striscia la Notizia ha dimostrato, con riprese filmate, il caso eclatante occorso al suo cronista  Valerio Staffelli. Specie nella magistratura civile le interferenze, anche esterne, dei poteri politico-sindacali-economici hanno spesse volte rimosso, con promozioni o trasferimenti, il giudice monocratico per favorire una sentenza costruita a tavolino presso le varie conventicole e non nell'aula giudiziaria; per non parlare di tutti quegli altri soprusi che il normale cittadino onesto subisce se ardisce chiamare in causa delinquenti abituali o amici di potenti. Se le cose sono così di che si lamenta Berlusconi? Oltretutto è una persona che può permettersi fior di avvocati oltre ad avere il ministro della Giustizia nella cerchia dei suoi collaboratori!
Fra le tante, un'altra cosa ha detto nelle settimane scorse Berlusconi: dato che la Rai trasmette programmi che lo insultano smetterà di pagare il canone radiotelevisivo. Osserviamo: la Rai è un ente pubblico il cui canone è riscosso dallo Stato, a capo del governo c'è Berlusconi (in pratica il percettore delle somme in quanto Stato), quindi chi dirige lo Stato evade il tributo dovuto alla Rai: ma allora cosa devono fare i cittadini che non sono soddisfatti dei programmi della televisione di Stato?
Il ministro leghista  Roberto Calderoli  ha rincarato la dose: se una parte dei ministeri non verrà trasferita a Nord i padani non pagheranno più le tasse per compensare il disservizio conseguente all'invio a Roma delle pratiche burocratiche, in altre parole: chi non lavora non mangia! Concetto sacrosanto ma come devono comportarsi i cittadini che, ogni giorno, vedono l'inefficienza (ad essere buoni) dei servizi della sanità, della scuola, della viabilità e così via?
Esempi che vengono da autorevoli personaggi che ricoprono cariche pubbliche, e che ruoli! Non ci si meravigli, quindi, se i giovani intelligenti e preparati cercano di scappare all'estero!

Domani: a proposito dell'Unità d'Italia

lunedì 30 maggio 2011

Il ballottaggio di Milano

Nelle piccole e medie città di provincia le relazioni sociali sono più intense rispetto a quelle vissute nelle grandi città e nei capoluoghi, nel senso che i vincoli parentali, le amicizie e l'ambiente culturale incidono sulle scelte e sugli schemi di vita in modo più penetrante. Tale comportamento si riflette anche in occasione delle elezioni amministrative locali per cui un elettore di destra, su consiglio di amici o parenti oppure per diretta conoscenza del candidato, vota a sinistra e viceversa. Comportamento che nelle elezioni politiche, a differenza delle amministrative, è meno frequente riscontrare. Sono i cosiddetti voti in libertà che fanno la differenza tra il risultato dell'una come dell'altra competizione.
Quest'anno il voto locale è stato caricato, da ambedue gli schieramenti, di valenza politica che, stante le dimensioni della popolazione si è manifestato nelle quattro grandi città e in particolare a Milano e Napoli. Un giudizio politico che ha spostato voti dall'astensione al voto di sinistra e dall'elettore di destra all'astensione. Nel tentativo di recuperare una manciata di voti mancati (80 mila) a Milano, ma anche prima dei ballottaggi,  il Pdl con Silvio Berlusconi e Daniela Santanché in testa, seguiti dai candidati, hanno puntato al recupero degli elettori tradizionalmente di destra indecisi o orientati verso l'astensione. Per larga parte il profilo di codesti elettori si attesta oltre la soglia dei sessantacinque anni, cattolici osservanti, livello scolastico basso, pensionati o dediti a piccole attività commerciali o artigiane. Tutte persone che da giovani hanno vissuto la campagna dei parroci e della Dc contro il famigerato pericolo comunista, che portò addirittura alla scomunica chi avesse votato o letto la stampa comunista e ai famosi raduni di piazza (sermoni politici) da parte di noti religiosi gesuiti. Pericolo alimentato sino alla caduta del muro di Berlino in conseguenza alla guerra fredda tra gli Usa e l'Urss. Massicce campagne mediatiche che apparentemente si sono dimenticate e che Berlusconi, con il suo sviscerale anticomunismo, ha fatto riaffiorare nel sentimento di chi ha vissuto quell'epoca. Ma oggi i comunisti non ci sono quasi più, si dichiarano democratici e liberali, per cui non mettono più paura; per smuovere tale categoria di astenuti di destra occorreva evocare altri pericoli: le Br, gli immigrati, gli islamici, la moschea, i centri sociali, gli zozzoni e così via.
Vedremo domani se ripetere la strategia della "paura dell'altro", dopo sessan'anni e una geo-politica diversa, avrà dato i suoi frutti.

Domani: i piagnistei di Berlusconi

venerdì 27 maggio 2011

Attestazioni demodoxalogiche

Come già annunciato Domenico Fiordelisi ha raccolto le sue lezioni di giornalismo, svolte nella libera università elvetica di Herisau, nel volume Cenni di storia e tecnica del giornalismo, ed. Ipertesto Edizioni Verona nel 2010. Isbn 9788863160698. Riportiamo la copertina e le due pagine d'introduzione consigliandolo a quanti intendano percorrere le professioni derivanti dalla Scienza della Comunicazione.

giovedì 26 maggio 2011

Riflessioni sulla famiglia

Tratto dagli atti del convegno I sociologi e la famiglia, nuovi bisogni, nuove proposte.
 Pubblicazione edita dalla Cooperativa sociale Maggio 82 nel 2006.
A cura di Bruno Zarzaca
Convegno organizzato dalla cooperativa Maggio 82 presieduta da Anna Maria Coramusi e dall'Associazione nazionale sociologi presieduta da Pietro Zocconali.

mercoledì 25 maggio 2011

Imitazione e immaginazione



Come abbiamo altre volte detto, il bambino crescendo impara osservando ciò che lo circonda, attraverso la vista e l'udito. Anche da adulti rapportiamo il nostro comportamento in base agli stereotipi. Ci adeguiamo, spesso inconsapevolmente, alle indicazioni provenienti dalla cosidetta opinione pubblica. Da un'adesione al senso generale delle cose (così come sono raccontate) passiamo alla predilizione di personaggi di riferimento  considerati capi carismatici di gruppi, teorie, situazioni, ecc., in grado di indicare modelli di pensiero e comportamento. La società (vedasi  Il contratto sociale  di  Jean-Jacques Rousseau) agevola l'adeguamento ai modelli attraverso regole, premi e sanzioni. Chi osa sfidare la società normalmente è un perdente in quanto la società è un raggruppamento di esseri umani che condividono sensazioni, bisogni e valori: mettere in dubbio o in crisi tale condivisione sgretola il gruppo che invece vuole stabilità. Lo sfidante che riuscisse a formare un suo gruppo o superare le regole tradizionali passerebbe nella categoria degli eroi, dei profeti, dei capi (Cristo, Spartacus, Garibaldi, Pasolini, ecc.) ma sempre offrendo visioni gradite e percepite come reali da una buona parte dell'opinione pubblica (risarcimento nell'altra vita, liberazione dalla schiavitù, unità d'Italia, modifica dei valori correnti, ecc.).
La società trae alimento dalla percezione di quello che definisce come realtà (i fatti, le cose e le persone) di ogni giorno (il momentum). Una realtà vista, udita, letta o raccontata da altri e, anche quando percepita personalmente, adeguata alle proprie conoscenze, competenze, credenze; per cui l'oggetto in questione è spesso inconsapevolmente travisato o adattato a quanto già creduto. La mente immagazzina milioni di informazioni che si scambiano e si confrontano tra loro, anche a nostra insaputa; a volte capita di ritenere per vera una cosa che non lo è, oppure di percepire una frase o un concetto giungendo alla conclusione della frase prima che questa sia terminata, oppure interpretare malamente un fatto o discorso spesso mossi da incosce paure o speranze (vedasi Luigi Perissinotto negli atti Scienza, società ed opinione pubblica del 2001 e Ugo Ferrero in Emotional Assets in atti Leggere la qualità delle comunicazioni, 2004).
La predisposizione ad alterare la realtà (quasi sempre a noi sconosciuta) ci porta a vivere nell'immaginazione di quanto pensiamo vero, cioè su quanto percepiamo attraverso i sensi e - soprattutto per effetto del'imitazione collettiva - riteniamo di poter classificare ed accettare in base ai canoni della società. Se, nel corso di una riunione, uno o due persone gridano la percezione di un evento una parte degli astanti riterrà il fatto come avvenuto o da essi stessi percepito. Diceva lo scrittore Pitigrilli: se in una camerata di seminaristi, la sera prima di coricarsi,  29 si inginocchiano e pregano e uno solo va direttamente a letto, il fatto fa scalpore; ma se in una camerata di reclute 29 si infilano subito a letto e solo uno prima si inginocchia e prega, dove è la differenza? Demodoxalogicamente possiamo dire che è solo una questione di apparenza: il modo di giudicare la realtà di un fatto attraverso la propria percezione di vita vissuta.
Se dite a mezzabocca a uno studente o collega d'ufficio o amico: bada! (non specificando il motivo), il giovane andrà col pensiero ad una probabile punizione, il collega ad una lamentela del capo-ufficio e l'amico alla tresca venuta a conoscenza dalla moglie. Se vi ripetono moltissime volte una storiella, alla fine la riterrete vissuta da voi stessi e la racconterete come se ne foste stati protagonisti: l'intelligenza del cane dello zio, le capacità taumaturgiche di una certa persona, i fatti miracolosi del santone di turno, la convinzione della colpevolezza di un inquisito, e così via. Più gente crede in qualcosa come vera e maggiore è l'opera di proselitismo nel diffonderla, creando così la cosiddetta opinione pubblica. Un'opinione che si diffonde come per contagio ingigantendosi sempre più, specie se avvalorata da personaggi mitici o di nostra fiducia.
L'opinione, come diceva Jacques Bénigne Bousset, è un grado intermedio tra il dubbio e la certezza; qualcosa di ritenuto vero in quanto avvalorato dall'ambiente e dalle persone che ci circondano. Un'opinione che si sviluppa e consolida in base alla suggestione (imitando gli altri, vedasi Gustave le Bon in Psicologia delle folle) e all'immaginazione di quanto percepito e considerato reale.

martedì 24 maggio 2011

Biblioteca Marotta


Evocazioni Sociologiche è il libro che presenta la Biblioteca-Archivio di Michele Marotta, gestita dalla    Associazione culturale 361°, con sede a Roma in via Ofanto 33 (vicino alla Facoltà di Sociologia di via Salaria). A cura della figlia  Gemma Marotta e edito da Nuova Cultura, Roma 2011.
Evocazioni Sociologiche è un'intervista dell'emerito professore, pubblicata postuma in quanto ritrovata dalla figlia nell'archivio-biblioteca,  che nel tracciare il suo percorso sociologico commenta, anche in modo critico, l'ambiente dei suoi due percorsi professionali: la carriera militare e quella universitaria. Un'intervista non si sa a chi rilasciata e forse predisposta personalmente, nel 1989 anno in cui andò fuori ruolo nell'università, a futura memoria. L'intervista cita moltissimi personaggi accademici, oggi dimenticati, che hanno contribuito alla costruzione e diffusione di una sociologia italiana rivendicando il primato di tali sociologi rispetto ad osannati (anche dagli  accademici italiana) teorici stranieri.
Sin dalle prime pagine troviamo, nelle Evocazioni Sociologiche di Marotta, uno dei tanti filoni che hanno unito la demodoxalogia all'emerito professore: "ho cercato di dimostrare che gli equilibri sociali ed anche antropologici, in senso somatico, sono strettamente collegati alle condizioni ambientali: per esempio: la statura dipende dalle condizioni di vita; il livello di intelligenza è a sua volta legato ad esse." (nell'amplissima ricerca su 12 mila reclute sarde Società e uomo in Sardegna, ricerca di sociologia positiva). Ed ancora: Corrado Gini, uno dei maestri della sociologia evidenziato da Marotta come "una delle persone più intelligenti con le quali sia venuto a contatto, se non la più intelligente in assoluto" spaziava "dall'economia politica alla statistica come metodo, alla statistica applicata alla demografia, alla sociologia, ai problemi del welfare, della previdenza, ecc." Uno studioso che, al pari dei maestri della demodoxalogia, potè sostenere che durante il ventennio fascista la sociologia italiana non fu silente, anzi, come racconta Marotta, "la sociologia italiana era stata viva tra i due conflitti", citando la polemica da lui svolta, prima del 1960, con Arnold Marshall Rose il futuro presidente dell'Associazione americana di sociologia nel 1968. Dice ancora Marotta: nel 1988 Robert Merton chiese "come mai in Italia non si studia a sufficienza l'opera di Gini? La sua statistica metodologica, come scienza formale, andava riempita, per lui, con contenuti che erano quelli delle scienze sociali; visione che, purtroppo, gli statistici italiani, e qualche volta anche quelli della mia Facoltà, stanno perdendo. Si sentono attratti dagli arabeschi matematici senza poi ...".
Un'altro sociologo rivalutato da  Marotta è Camillo Pelizzi (1896-1979): il fondatore nel 1959 della Rassegna Italiana di Sociologia, osteggiato dai filosofi e dagli statistici sociali. Dopo aver citato due personaggi "verso i quali noi tutti, cultori della sociologia, dovremmo estrema gratitudine", Renato Treves (1907-1992) e Pietro Rossi (1930), per il forte impulso dato agli studi sociologi prima della proliferazione delle cattedre Marotta dice: "era sì giusto ed intellettualmente necessario aggiornarsi sulla sociologia americana e, con essa, su quella germanica, come sull'inglese e sulla francese, non tralasciando però le radici italiane della sociologia. E' come se ci fosse stato un taglio netto: sono state ignorate. Adesso non voglio citare colleghi per ragioni di riguardo, perché sono molto più bravi di me, ma ..."
A proposito di quanto fu corposa ed internazionalmente la tradizione di sociologia italiana, Marotta esclama: "Ignorata, ignorata! Cadendo anche in errori grossolani [...] Ciò è accaduto per l'imperialismo culturale statunitense [NdR: come sostenuto anche dai demodoxaloghi della Sidd] Se vogliamo lo stesso Pareto, studiato in Italia tra le due guerre da economisti di prim'ordine [...] sembrava pressoché sconosciuto. Si era di fronte ad una sorta di tabula rasa per quanto riguardava l'Italia. Le opere di Pareto sono tornate di moda di rimbalzo dagli Usa, quando è stato utilizzato dal Parson in Il sistema sociale. Alcune zone sono ancora in ombra, come il De Marinis, lo Squillace, il Nardi-Greco, ecc." Ed ancora: "Se si prende le Teorie sociologiche contemporanee, che mi pare siano del 1926, ed il Sociological Theory Today del dopoguerra (Sorokin), che ora hanno una traduzione italiana, vi si trovano citati come sociologi italiani quelli di cui ho detto. Erano indicati come capi scuola. Povina (1904-1986) in Argentina, i giapponesi, e così via, non ne ricordavano altri. E' evidente che dopo il '60 e il '70 vi siano stati incisivi cambiamenti. [...] i nuovi si sono tutti impregnati di cultura americana, in una prima fase, e in una seconda di cultura tedesca  [...] più trascurati i francesi [...] Ancorsa oggi i francesi, chissà perchè, vengono in qualche modo posposti come rilevanza agli statunitensi e ai tedeschi [...] la sociologia negli Stati Uniti coinvolge 10-12.000 sociologi, di cui alcune migliaia iscritti all'Asa (l'American Sociological Association), e si insegna pure nelle scuole di livello medio-superiore, si spiega, lì, l'enorme diffusione di manuali che sono ripetitivi; al massimo danno una sistemazione alla materia. I francesi invece producono monografie con idee originali".
Le Evocazioni di Marotta abbracciano anche squarci della vita militare, ricordi dell'infanzia e dei genitori, dei primi anni di carriera universitaria, oltre a tracciare la situazione ed il panorama della sociologia e degli accademici italiani contemporanei, ma - come demodoxaloghi - preferiamo il ricordo del francese Lambert Quetelet (1796-1874) l'autore de La phisique sociale, sostenitore della statistica scientifica basata sul calcolo delle probabilità. A proposito delle contestazioni sociologiche di sinistra, oltre a citare fatti poco noti, Marotta afferma "quelle posizioni che concettualmente erano pure valide ma non andavano estremizzate; se si ha da distruggere la vecchia cultura per creare una nuova, non è necessario bruciare libri; è un altro tipo di visione. Durante la contestazione la posizione dei sociologi era diversa da quella degli scienziati. Per gli ingegneri, non c'era da contestare: la matematica è quella che è [...] Nelle scienze umane invece si poteva porre tutto in discussione. Allora una forma di difesa dei cultori di sociologia è stata lo spostarsi dai problemi generali [NdR: la fisica sociale sostenuta dai demodoxaloghi sociologi], dalle visioni teoretiche, alle sociologie settoriali, specifiche. Con le sociologie settoriali c'è meno da contestare; si studiano i baraccati di Roma e se ne scrive [...] Se si raccolgono biografie di drogati o di emarginati, si sviluppano temi specifici di sociologia empirica e così non ci si compromette."
Non possiamo chiudere senza estrapolare alcuni crudi giudizi sulla disciplina ed il suo futuro in Italia, cui concordiamo pienamente: si sono formati gruppi di appartenenza in seno ai docenti "Perché purtroppo, a mio parere, tutti cercano appoggi e per gli individualisti non c'è spazio (così si giustificò a suo tempo qualcuno iscritto alla P2). Nella società democratica (che ha tanti pregi, però qualche risvolto negativo) si moltiplicano le società intermedie (Regioni, Comuni, partiti politici, sindacati, gruppi di pressione ideologici, lobby, ecc). Chi è isolato, se pure appoggiasse un allievo molto bravo, non riuscirebbe a sistemarlo. Da soli non si può far nulla". Pareto ottenne la cattedra a Losanna, "eppure era un grande economista, matematico e sommo sociologo. La cattedra in patria però non l'ha mai avuta [...] le esigenze di carriera accademica obbligano a seguire le formule e le idee, anche se non condivise, non dei sociologi più creativi ma di quelli con maggiore potere accademico [...] Si ha talvolta la sensazione di veder agitare (e di rimuovere) aria fritta. Molti studi e ricerche appaiono palesemente effimeri [...] non è chiaro se si tratti di sociologia e non piuttosto di contributi al servizio sociale. [...] di fronte a molti saggi su ricerche lautamente finanziate dalla mano pubblica, ci si chiede quale ne sia l'utilità collettiva; quella privata è evidente".
Un laureato che volesse fare il sociologo, a parere di Marotta, dovrebbe evitare di essere incoraggiato per le scarse opportunità che la professione presenta, per l'indeterminatezza del campo e per la sua problematica utilità sociale. Opportuno sarebbe, invece, "acquisire competenze sociologiche a supporto ed a completamento di un'attività più tradizionale (di magistrato, avvocato, architetto, ufficiale, ecc.)" Per quanto riguarda il metodo di ricerca sociologica Marotta ammonisce: "Sono, paretianamente, dell'avviso che contino i fatti e che soltanto i fatti dovrebbero essere studiati dal sociologo"
Ancora una volta  Marotta con le sue Evocazioni ha voluto porsi a fianco dei giovani laureati per ricordare  una parte poco nota della storia della sociologia italiana, tracciando utili indicazioni per eventuali professionisti o accademici. E' il suo contributo postumo, quindi imperituro, al suo modo di essere professore: sempre vicino e collaborativo con le nuove generazioni, anche dopo il percorso della laurea.
Il libro presenta anche l'archivio-biblioteca a lui dedicato ed altre informazioni, delle quali tratteremo in un prossimo post in quanto strettamente attinenti all'associazione e all'attività statutaria: catalogazione, seminari, diffusione degli studi sociali, ecc.

lunedì 23 maggio 2011

Incontri

Oggi alle ore 18.00 presso la libreria Arion Esposizioni in via Milano 15 verrà presentato il libro Occhio di marmo, il romanzo ritrovato dopo settant'anni di Mario Pannunzio. Interverranno Antonio De Benedetti, Alfonso Berardinelli e Massimo Teodori coordinati da Paolo Conti.

L'Enciclopedia Treccani.it nella versione online cita Adriano Magi-Braschi un maestro della demodoxalogia e la demodoxalogia nella versione della Sidd, rimandando le voci a Wikipedia.

L'annuale convegno dei sociologi laureati si svolgerà il 24 giugno presso la Facoltà di Sociologia dell'università di Roma La Sapienza, in via Salaria. Tema: "Il sociologo Ans in Italia"

Il demodoxalogo Valter Bay ogni giorno dalle ore 19,45 alle 20,00 esterna le sue riflessioni sulla rete Video.antenna3.tv nella rubrica "Stand Bay".

La Biblioteca-Archivio Michele Marotta, gestita dall'associazione culturale 361° (http://www.361roma.org/) ha in catalogo l'intervento di Federico Augusto Perini-Bembo al convegno di sociologia urbana svolto nel 1968 all'istituto Sciencias Sociale di Barcelona (Spagna) su I consigli di quartiere. Nel catalogo online risultano anche Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, edito dall'ist. bibliografico Napoleone, Isbn 8912202, 1987, e Leggere la qualità della comunicazione atti del seminario svolto nel 2004 presso l'Auser di Roma. Argomenti trattati dalla Sidd e da Giulio D'Orazio.

venerdì 20 maggio 2011

Considerazioni elettorali

Il 3 maggio nel post "Il voto rivoluzionario" ipotizzammo che nelle quattro grandi città di Milano, Torino, Bologna e Napoli "la competizione si tradurrà anche in un giudizio sui partiti di governo e d'opposizione", azzardando la previsione di "sorprese nelle quattro città: una buona parte di elettori non si asterrà ma farà confluire i suoi voti sulle liste di fantasia o nuove formazioni barricandiere, quale manifestazione di voto rivoluzionario". L'occhiello del Corriere della Sera del 18 maggio, riportando l'analisi dei flussi elettorali di Renato Mannheimer, ha sintetizzato: "La sinistra conquista (ex) astenuti, il Pdl soffre il non voto. Uno su 8 ha scelto nell'ultima settimana". E' quella buona parte di elettori che non si è astenuta ma ha votato (sempre nelle quattro città) in modo rivoluzionario concentrandosi sulle liste o i candidati considerati alternativi ai partiti tradizionali: Giuliano Pisapia voluto nelle primarie dalla Sinistra e da Niki Vendola feroce oppositore degli oligarchi del Pd; Luigi De Magistris addirittura competitore del candidato del Pd Mario Morcone.
A Bologna la lista di Beppe Grillo ha raggiunto il 10% dei voti, superando, come in altri comuni, le liste di Futuro e Libertà e dell'Udc. Il successo di  Piero Fassino a Torino, pur essendo il candidato dell'apparato di partito, è da imputarsi al fatto che ha avuto i voti dell'estrema sinistra spaventata da un eventuale successo della Lega.
Mannheimer ha sostenuto che "sono stati puniti i partiti maggiori", che gli elettori hanno ritrovato l'indipendenza della valutazione personale, che nel capoluogo lombardo il 13% ha deciso nell'ultima settimana e che, in definitiva, "l'elettorato è più mobile e pronto a spostarsi da una forza politica all'altra e da e per l'astensione. Ciò che potrebbe segnare l'avvio di una nuova e diversa fase della vicenda politica del nostro paese." Per l'istituto Cattaneo, sempre sul Corriere della Sera, "scende l'Idv, bene la Sel di Vendola. Udc superata dai grillini".
Futuro e Libertà e l'Udc di Pierferdinando Casini, così come la Lega, hanno subito la stessa sorte dei due partiti maggiori in quanto considerati di centro e moderati (persino la Lega) mentre il voto è stato un voto di protesta, cioè rivoluzionario, come da noi percepito il 3 maggio con un superficiale esame di qualche talk shaw  e dei sondaggi diffusi dai quotidiani. Ancora una volta senza mezzi o apparati ma avvalendoci dell'indagine demodoxalogica (il rapporto tra ambiente e popolazione in un determinato frattale) abbiamo potuto anticipare un flusso di voto che nell'ultima settimana ha deciso di andare a votare per l'antipolitica e per protesta.
Cosa accadrà ora ai ballottaggi? Il popolo di sinistra che aveva disertato le urne tornerà a sostenere il Pd nella speranza di un cambiamento mentre gli elettori del Pdl in gran parte resteranno ancora a guardare.

giovedì 19 maggio 2011

Aiutare il Sud? Una follia

Agli inizi del Novecento il Mezzogiorno d'Italia aveva una fiorente industria di cotonifici (nel napoletano), artigianato del cuoio e della ceramica (Puglia e Molise) e piccole eccellenze manifatturiere su tutto il territorio. Senza menzionare la vocazione agricola e turistica. A metà secolo, nell'intento di sviluppare il Sud attraverso poli industriali d'attrazione e una grande autostrada, furono dirottate ingenti risorse economiche che dettero l'avvio ad un processo economico di lungo respiro che, però, distrusse le vocazioni artigianali e lo spirito imprenditoriale della borghesia incentivando la corsa alla sistemazione nello stato e all'intermediazione monetaria (movimento di denaro dallo stato alla politica locale e ai boss mafiosi) invece che direttamente alle attività produttive locali.
Dirottare denari al Sud - senza accompagnare l'aiuto economico da un pari o maggiore impegno culturale per favorire l'imprenditorialità, parimenti ad una moderna mentalità di ribellione e lotta ad ogni forma di prevaricazione (mafiosa, politica, tradizionalista, baronale, ecc.) - equivale gettare al vento ogni sforzo di sviluppo economico in quanto nei territori arretrati (in tutto il mondo) prevarranno sempre organizzazioni parassitarie e dirigenti che si arrogheranno il diritto di "distribuire" le risorse a loro piacimento.
Pertanto la prima mossa per lo sviluppo di un Paese dovrebbe essere la legalità e l'istruzione, e solo dopo l'aiuto economico. Il Nord d'Italia deve la sua industrializzazione al fatto che il lombardo-veneto fu governato dagli austriaci che, attraverso i gendarmi e l'alfabetizzazione, forgiarono cittadini rispettosi della legalità ma aperti alle iniziative culturali (il Risorgimento) ed economiche (tessitura, commerci), riverberando nei territori confinanti tale spirito culturale.
Oltretutto legalità ed istruzione non incidono molto sulle casse nazionali e non remunerano le attività extra-istituzionali, bloccando gli appetiti di stampo malavitoso. L'istituzione del federalismo fiscale mentre gioverà al Nord aggraverà i problemi del Sud in quanto la "politica locale" avrà mani libere sulle esigui risorse monetarie, depretando i pochi imprenditori coraggiosi per favorire le congregazioni parassitarie.
Un vero intervento per lo sviluppo del Mezzogiorno sarebbe quello di far presidiare il territorio dai militari e sostituire una buona parte di dipendenti pubblici (dai prefetti ai tecnici comunali), nonchè rinforzare polizia  e carabinieri con personale scelto provenienti dal Nord.

mercoledì 18 maggio 2011

Pizzica, pizzica



Il teatro dell'associazione culturale Dharma  ideato e diretto da Antonello Belli  e Martina Dorascenzi
il 28 e 29 maggio presenterà a Castiglione del Lago uno spettacolo basato sui cinque sensi per convergere verso l'unità (Accordi tra sensi e spirito). Danze, canti, suoni, culinaria del sud e discussione con il coinvolgimento del pubblico
 per riappropriarsi di un'esperienza unica del genere.
Sabato 28 "Pizzica pizzica", tamburello, voce ed organetto dal vivo e con filmati per riecheggiare i battiti del cuore; conduce Raffaella Buccolini due danze a confronto del basso e dell'alto Salento.
Domenica 29 "Passi e voci del salento" con Pierluigi Carangelo voce, organetto, putipù, castagnette, tamburi a cornice; Francesco Micelli voce, tamburi a cornice, castagnette, tamburello dei poveri e bottiglia a chiave; danzatori Raffaella Buccolini e Christopher Coppola.
Informazioni e prenotazioni: teatrodharma@libero.it
tel. 3311391560   -   3398463290