martedì 15 gennaio 2013

Marketing della politica

Il marketing della politica non si distacca molto da quello commerciale, anzi è quasi uguale con tre aggiunte. 1) nel corso della campagna elettorale si può anche esagerare nelle promesse e nelle accuse per eccitare la fantasia degli elettori. Cosa impossibile nelle vendite commerciali perché se un prodotto spacciato migliore non soddisfa le attese dei consumatori uscirà dal mercato.
2) ad eccezione degli elettori appartenenti alle categorie dei fidelizzati e del ceto culturale informato gli elettori, generalmente, non votano in base ai programmi ma per reazioni emotive in favore o contro.
3) la campagna elettorale è uno scontro che sottende interessi economici, pertanto è possibile che avvenga qualche sgambetto.
Per quanto riguarda il marketing commerciale la pubblicità va incrementata quando le vendite del prodotto calano o quando sul mercato si presenta un prodotto nuovo. Il marchio e la confezione dovranno essere visibili ed attraenti per forma, colori e frasi significative. Il consumatore va invogliato all'acquisto suggerendogli che sta facendo un affare o che potrà concorrere a ricchi premi. Oltre a minori accorgimenti, caso per caso o calibrati sul prodotto.
Se guardiamo questo inizio di campagna elettorale possiamo dire che Silvio Berlusconi, consapevole di aver commesso degli errori, è stato prima silente per mesi per far dimenticare le sue gaffes e poi ha invaso massicciamente i canali radiotelevisivi presentandosi come un nuovo prodotto, molto promettendo (imu, tasse, ecc.) e molto accusando (Mario Monti, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini). Sapendo di non poter vincere e tornare a palazzo Chigi ha fatto intravedere una porta aperta a Pier Luigi Bersani nel presupposto di un'alleanza su alcune tematiche.
Lo scontro elettorale sarà duro perché nessun concorrente ha tutti gli assi in mano, lo stesso Bersani che viene dato dai sondaggi per vincitore non è certo di poter raggiungere la maggioranza anche al Senato ed avrà bisogno di sostegni. Da chi? Dagli eletti nella lista di Monti che, con la scesa in campo di Gabriele Albertini, ha tolto a Milano molti voti alla sinistra riformista del Pd? O, come detto, dalle residue forze Lega-Pdl? Una cosa è certa, in Lombardia gli uomini presentati da Monti hanno fatto un vero e proprio sgambetto ai concorrenti di destra. Così come i presentatori dei cloni dei simboli, depositati al Viminale, hanno fatto con Beppe Grillo e Antonio Ingroia.
Ma siamo ancora all'inizio, il bello deve ancora venire perchè gli interessi economici sono enormi, non si tratta di dividersi un panettone ma di difendere gli interessi reali (banche, supermercati, cooperative, associazionismo, reti televisive, giornali, compartecipazioni finanziarie, assicurazioni, ecc.) di questo o quel gruppo di potere consociato al movimento politico di appartenenza. In un periodo di vacche magre che non sapendo più come attingere dai soliti canali dello stato lottano ognuno contro l'altro per spartirsi gli avanzi.

lunedì 14 gennaio 2013

La nuova Era


Come sinora sostenuto nelle scorse puntate siamo entrati in una nuova Era ove grazie alla tecnologia assisteremo all'esaltazione delle novità e delle idee, accantonando le vecchie ideologie (sociali, politiche, religiose) per privilegiare le proprie convinzioni, necessità e desideri; una specie di società egoista fondata su monadi che comunicheranno attraverso le novità delle telecomunicazioni informatiche cullandosi nell'apparenza delle cose e nei legami virtuali della Rete e del proprio clan familiare, lavorativo e territoriale. In Lineamenti di sociologia dell'emigrazione (editore Istituto bibliografico Napoleone, Roma gennaio 1987) abbiamo scritto che ci stavamo avviando:
"verso l'era dell'informatica che si basa sulla moltiplicazione delle idee. Quindi un futuro di cultura, di demassificazione, di stimoli a gestire in proprio la vita ed i rapporti con gli altri e il non conosciuto. Nel post-industriale l'individuo se la dovrà cavare da solo altrimenti non sopravviverà. Per questo motivo abolirà qualsiasi tipo di mediazione collettiva per passare a forme di mini-associazionismo (di produttori, di utenti, di consumatori, culturale o ricreativo, ecc.) come prima tappa di una riforma dello stato e dei poteri decisionali, perché la possibilità di comunicare immediatamente o direttamente rende inutile, e a volte dannosa, l'intermediazione degli altri o delle istituzioni. Ed anche perché si prenderà sempre più coscienza che la delega ha portato l'umanità sull'orlo di catastrofi nucleari o ecologiche. La svolta consisterà in una apparente anarchia derivata dalla multiformità di direzioni o decisioni per cui la gente considererà se stessa non come facente parte di un gruppo omogeneo (etnico, religioso o politico) ma, ha detto Tofler (*), come individui differenziati, ciascuno con i propri bisogni e desideri. Questo perchè la tecnologia farà perdere più lavoro di quanto si riuscirà a trovare, ha specificato Caselli (*), cioè diminuirà la quantità di lavoro socialmente e tecnicamente necessario, con conseguenti minori garanzie ai meno qualificati e più propensione verso lavori autonomi e forme di tipo cooperativistico o lavoro nero. [...] Alcuni punti fermi faranno sentire il loro peso. Essi sono:
- l'evoluzione demografica, con l'allungamento della vita media e la diminuzione delle nascite;
- il diffuso ed accresciuto benessere, che ridurrà le spinte rivoluzionarie (basate sulle aspettative) trasformandole in momenti di partecipazione e progettazione;
- l'avvento del telelavoro e la conseguente diversa organizzazione del lavoro e dei servizi.
Sinora chi ha avuto beni materiali o braccia da offrire ha potuto soddisfare anche il bisogno della conoscenza. Un bisogno che caratterizzerà il post-industriale e che si distinguerà dal passato per la sua pervasività, globalità e velocità. Infatti, da sempre, ai popoli rimasti indietro nella conoscenza è stato imposto di credere e di adottare le invenzioni (tecniche o ideologiche) dei paesi dominatori. L'industrializzazione in Europa sorse nell'800 ad opera di circa 200 maestri inglesi che forgiarono generazioni di artigiani francesi, danesi e tedeschi. Nella società post-industriale, a causa dell'aumentato divario tra ricchi e poveri (di idee da offrire), predomineranno tre aspetti di migrazioni:
- quelle provenienti dai paesi del Terzo mondo, con lavoratori che andranno ad occupare i posti più pesanti e dequalificati;
 - quelle interne allo stato, con lavoratori dequalificati e poco assistiti in cerca di opportunità verso le zone più industrializzate;
- quelle internazionali, di tecnici e specializzati che si stabiliranno nei paesi produttori di alta tecnologia.
[...] Stante quanto sopra la sociologia dell'emigrazione potrebbe essere un utile strumento per capire i bisogni e le aspettative di un gran numero di uomini che hanno lasciato, o si apprestano a lasciare, i paesi d'origine e le usanze praticate nel loro ambiente familiare, per trapiantarsi (spinti dal bisogno o dalla curiosità) in paesi con diversi costumi, ideologie e tecnologie, clima ed ambiente. Secondo questa disciplina è importante l'accostamento territorio-popolazione-risorse e il loro equilibrio. La devastazione (politica ed ecologica) dell'ambiente o l'alterazione del rapporto bisogni-risorse non può che produrre la rottura del naturale equilibrio, con conseguente emigrazione o con fenomeni di disordine sociale ed economico.[...]"
Se riflettiamo su quanto avvenuto dal momento in cui abbiamo divulgato quanto sopra (dal 1980 al 1988 attraverso conferenze, lezioni, articoli e relazioni) sino ad oggi possiamo constatare, dopo trentatré anni,  che l'analisi aveva posto le basi per una corretta visione del futuro. Invece ancora una volta dobbiamo rammaricarci per il ritardo degli accademici e dei politici sottolineando che il primo corso di Sociologia dell'emigrazione è stato istituito appena dieci anni orsono così come la Psicologia Sociale che entrò nel piano di studio della laurea in Sociologia con oltre venti anni di ritardo.
Comunque, per riepilogare le ultime puntate, l'Universo è in espansione e la Terra vi percorre, nel Tempo, uno Spazio adeguando progressivamente la vita dei suoi abitanti nel rapporto Ambiente = Territorio/Popolazione/Risorse. L'immagine è tratta da Il mondo in cui viviamo (Mondadori editore, 1956) e raffigura la Terra nel suo passato e nel suo futuro: dalla nascita di una nube di pulviscolo cosmico, condensata, raffreddata e solidificata sino a come appare nel suo aspetto attuale; ma a mano a mano si allontanerà nel tempo e nello spazio in un universo popolato da inumerabili mondi paralleli.
In conseguenza del cammino della Terra muta anche il sapere, connesso alle scoperte della dilatazione del mondo: Ora siamo entrati in una nuova era e molte cose cambieranno, dalla vita quotidiana alle istituzioni politiche. Solo i popoli che sapranno afferrare il cambiamento ed affrontare le novità potranno considerarsi i futuri dominatori del pianeta lasciando, come al solito, in posizione marginale o subalterna seppure sotto altre forme le popolazioni che non si saranno adeguate alla cultura dei vincitori.

(*) Alvise Toffler politologo americano.
(*) sindacalista economista.
(21 - continua) 
Domani: Marketing della politica.

venerdì 11 gennaio 2013

Le balle della politica

La media dei risultati dei sondaggi elettorali, effettuati dagli istituti specializzati, ci dice che Silvio Berlusconi ha raggiunto il 19% mentre Beppe Grillo è sceso al 16%. Lo scorso 30 novembre avevamo anticipato quanto già chiarito in altri precedenti post: Grillo era "destinato a perdere nei prossimi mesi [i consensi]", infatti il suo movimento è un contenitore di arrabbiati che si allarga e restringe a seconda dell'umore della popolazione, creato dai mass-media. Per quanto riguarda Berlusconi, se i sondaggi  lo danno a circa un 20%, perché sbandiera in tv che ha raggiunto il 40%? Per due motivi: - il primo rivolto agli elettori per rafforzare in loro la convinzione che votarlo non è un voto sprecato; - il secondo motivo per adescare quei candidati recalcitranti che sta cercando nella cosiddetta società civile. Ci spieghiamo con un esempio: se (ipoteticamente) un partito prendesse il 10% dei voti avrebbe 10 parlamentari, se ne prendesse il doppio ne avrebbe 20, con il 40% ne avrebbe quaranta e quindi sarebbe più facile essere eletti rientrando nel listino anche se messi al 39^ posto.
Il fatto è che in politica (e specialmente durante la campagna elettorale) le balle si sprecano, tra i parlamentari circola una battuta: se in campagna elettorale hai promesso 100 e non lo hai mantenuto alla successiva prometti duecento, il popolo ha la memoria corta e ti rivoterà. Ecco allora le promesse dei partiti di ridurre le tasse e modificare l'Imu, argomenti sensibili che toccano le tasche dei cittadini. Per quanto riguarda l'Imu propongono di alzare le aliquote delle case al centro delle città e abbassare quelle in periferia, con l'ipotesi che le case nel centro abbiano un maggiore pregio dato dall'alto valore al mq., quindi se costano care vi abitano persone con alti redditi; l'ipotesi è vera ma nelle abitazioni cosiddette storiche ci potrebbero abitare dei pensionati con basso reddito che hanno avuto, a suo tempo, la casa in eredità o che è stata l'unico frutto di anni di sacrifici. Mentre ci sono zone censite come periferia urbana con palazzine signorili, parco e collegamenti con la città che nulla hanno da invidiare ai palazzi storici, abitate da affermati professionisti e facoltosi commercianti. Per non parlare poi di zone censite come rurali: con casali, piscine fatte passare come laghetto per l'allevamento delle trote o abbeveratoio per gli animali, rimesse automobilistiche come stalle, e così via. Non sarebbe allora più equo tassare la prima casa in base al reddito dei locatari?
Un altro imbroglio della politica è quello delle primarie. Se una persona riconosciuta come onesta e preparata dai suoi concittadini viene eletta alle primarie l'elettore legittimamente riterrà di vederla nella lista dei candidati alle elezioni; avviene invece che - grazie al porcellum mantenuto in piedi dai partiti per perpetuare la casta dei dirigenti - nel cosiddetto listino (la lista dei candidati) il candidato espresso dalle primarie non è inserito in ordine alfabetico o in base ai voti ricevuti in quel collegio (come sarebbe democratico) ma dopo l'elenco dei candidati scelti dalla direzione (con la scusa della società civile). L'imbroglio consiste nel fatto che l'elettore non può scegliere i nomi ma solo il simbolo del partito, pertanto se una lista prende il 10% e ha diritto a dieci seggi andranno in parlamento i primi dieci della lista che, guarda caso, sono i nomi imposti dalla segreteria. Alla faccia del rinnovamento e della democrazia!

Lunedì: la demodoxalogia, 21^  puntata.

giovedì 10 gennaio 2013

La società civile

Da Mario Monti ad Antonio Ingroia, da Silvio Berlusconi a Nichi Vendola e così via, tutte le altre formazioni politiche hanno scoperto la cosiddetta società civile da candidare in parlamento. Ove per società civile si intendono i rappresentanti delle associazioni, le categorie del lavoro e delle professioni, i personaggi della cultura, delle cooperative, etc. Benissimo, perfetto! Però a questo punto sorgono due domande:
- se ora i partiti si aprono alla società civile vuol dire che sinora in parlamento non erano presenti persone civili in rappresentanza della società?
- se la società civile è rappresentata dalle categorie anzidette non c'è nulla di nuovo nel panorama politico, avvocati, ingegneri, medici, sindacalisti, giornalisti, rappresentanti dell'imprenditoria, ecc. ci sono sempre stati negli scanni parlamentari e tutti appartenenti ai rispettivi ordini professionali o congreghe di tutela di interessi collettivi. A dire il vero sono stati presenti anche buffoni, attrici e commedianti ma a titolo personale, senza cioè appartenenze a profili professionali codificati, tuttalpiù ad improvvisate compagnie di merenda. 
Che a questa o quella lista elettorale ci siano personaggi della società civile non sembra un segno di rinnovamento o garanzia della bontà dell'offerta politica. Ben altro chiedono gli elettori!

mercoledì 9 gennaio 2013

Le manine dei servizi

In questi ultimi mesi, stando alle informazioni dei mass-media, delle circostanziate lettere anonime hanno denunciato annose anomalie nel comportamento in seno alle istituzioni: dalle turbative d'appalto alla sottrazione di documenti. Nulla di nuovo, sulla infedeltà dei funzionari pubblici non c'è cittadino che non abbia qualcosa da riferire: dal vigile urbano che suggerisce una regalia per non denunciare una violazione urbanistica al geometra che sbaglia una carta topografica, sino all'ispettore ministeriale che controlla solo le opere concordate o archivia le pratiche segnalate da personaggi di tutto rispetto ed ossequio in grado di favorire promozioni o altro. Politici, alti prelati e uomini dei servizi segreti non si sottraggono dal dare consigli, minacciare ritorsioni, promettere benefit per aggiustare questa o quella pratica o agevolare un concorrente nel corso di un sostanzioso appalto, magari senza bando d'asta. Comportamenti che quasi tutti i giudici conoscono (spesso con tanto di nome, cognome e importo) ma che sono trascurati per privilegiare le malefatte più sostanziose, segnalate dal procuratore capo. 
A volte qualche giornalista o qualche mano più o meno anonima ma a conoscenza dei fatti tira fuori dal cassetto vecchi casi illuminandoli con una luce diversa. Generalmente, col senno di poi, alcuni fatti o documenti indicano versioni diverse dalle prime indagini, tanto che si sospetta che ci sia stato un depistaggio nelle stesse; tra i casi più famosi oltre agli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Pietro Borsellino (www.falconeborsellino.net/), a una serie di incidenti e suicidi e al rapimento di Emanuela Orlandi, possiamo aggiungere il mostro di Firenze  Pietro Pacciani sacrificato come capro espiatorio. Casi nei quali alcuni giudici  hanno fatto carriera ed altri sono passati ad altri incarichi ma in tutti c'è una traccia dei servizi.    
Se prima l'accertamento della verità era già complicato oggi, con Internet, la confusione è aumentata. Sorgono fatti e testimonianze non suffragate dalle pezze d'appoggio (di documentazioni cartacee o telefoniche d'epoca) e messe in rete da personaggi sconosciuti o non affidabili, quando addirittura attraverso il sito non si riesce a risalire all'emittente o al primo internauta che ha messo in circolo la nuova versione. E' il caso della pubblicazione Mistero di Stato, rintracciabile solo attraverso la navigazione dei siti, che ipotizza il coinvolgimento dei servizi segreti e Gabriella Pasquali Carlizzi rilanciata nel blog di Paolo Franceschetti che offre una visione completamente diversa sul caso di Aldo Moro, mescolando documenti ed ipotesi di difficile decifrazione della realtà ma terrificanti per le suggestioni che offre sui servizi segreti, il vaticano e più di un politico.

Domani: La società civile.

martedì 8 gennaio 2013

Il senso dell'epoca


L'ordinanza sopra riprodotta altro non è che un paragrafo del regolamento della real marina del Regno delle due Sicilie (anno 1841) in cui si ordina ai marinai imbarcati sulle navi del Regno di fare "l'ammuina" in occasione delle visite a bordo delle alte autorità. L'ordine recepisce in pieno lo stereotipo di un frattale di popolazione così come culturalmente tramandato attraverso i racconti ed il folclore popolare, rispecchiando l'animo generoso, fantasioso, allegro ma inconcludente del popolo napoletano. Infatti l'ordinanza prevede che al comando "facite l'ammuina" (recitate una parte) i marinai che si trovano nella parte della prora (prua) della nave vadano nella parte della poppa (la parte posteriore di una imbarcazione) e viceversa, coloro che stanno a dritta (destra) vadano a sinistra e viceversa, coloro che si trovano in basso salgano 'ncoppa (sopra) e quelli che sono sopra vadano abbascio (in basso) passando tutti per lo stesso pertuso (porta). Per concludere "chi nun tien nient'a ffa, s'aremeni a 'cca e a 'lla", cioè chi non ha nulla da fare si inventi di fare qualcosa andando da una parte all'altra della nave.
Una barzelletta più volte raccontata dall'attore comico Walter Chiari (Walter Annichiarico) definisce il carattere di alcuni italiani: a Torino se ti offrono un caffè chiedono quante zollette di zucchero devono mettere nella tazzina, a Genova se ci vuoi anche lo zucchero, a Roma ti mettono accanto la zuccheriera, anche a Napoli invitandoti a mettere tutto lo zucchero che vuoi per poi accorgersi che la zuccheriera è vuota e lo zucchero è finito.
Gli studiosi della demodoxalogia  vanno alla ricerca degli scritti, delle satire, dei manifesti, delle opere artistiche e della produzione legislativa per capire il senso (lo stereotipo) di un'epoca e di un popolo racchiuso nello spazio-tempo di un particolare Ambiente, composto da un frattale (porzione) di territorio in cui vive una popolazione che sfrutta le risorse naturali (suolo, sottosuolo, flora, fauna, ecc.) e quelle umane dell'ingegno. Così come il maestro della disciplina Federico Augusto Perini-Bembo anticipò con la sua tesi (estate 1938) Giornalismo ed opinione pubblica nella rivoluzione di Venezia, esaminando il periodo dalla fine secolo XVII sino al 1849 i sentimenti e le azioni del popolo della Marca veneziana attraverso testi e illustrazioni tratte dai giornali dell'epoca, dai manifesti, canzoni, ordinanze, epistolari privati, raffigurazioni e recite. Una tesi che il relatore (il rettore della regia università di Perugia Paolo Orano) definì un'opera di mole " arricchita di testo, di documenti inediti e preziosi, nella vera e propria forma di una monografia storica di grande stile".  
Infatti è dalla vita quotidiana delle persone che si traggono le reali informazioni sulla cultura e la società nella loro naturale evoluzione attraverso un determinato tempo, più o meno lungo. Già abbiamo accennato (*), nelle scorse puntate, il passaggio dall'era agricola a quella mercantile e poi all'industrializzazione, per giungere all'odierna società post-industriale o dell'informatica; alla LXV Riunione della Sips svoltasi all'università di Cassino dal 3 al 9 ottobre 1999 abbiamo argomentato:
"[...] perchè l'esplosione della scienza moderna e della tecnica industriale sono una caratteristica degli ultimi due secoli? Alla giornata di studio su Biologia e società, svoltasi il 18 maggio 1999 alla facoltà di sociologia dell'università di Roma La Sapienza, abbiamo sostenuto che il pensiero sociale da una parte ha cercato i modi e i mezzi atti a consentire la sopravvivenza della razza umana e dall'altra l'appagamento della conoscenza e della eticità tramite spiegazioni consone alla misteriosità dell'ignoto. Una sorta di bipolarismo meccanicistico: uno materiale e l'altro spirituale. Più la sopravvivenza era legata alla produzione agricola e alla caccia e tanto più le ansie e le attese di una visione universalistica venivano affidate all'interpretazione prima degli eventi naturali, poi al percorso degli astri ed infine ai segni delle divinità; pertanto la materialità era data dalla Terra e la spiritualità dalle forze metafisiche. L'avvento dell'industrializzazione ha dato all'uomo la possibilità di produrre, con un maggiore apporto del capitale e del lavoro, i beni necessari ad una vita confortevole, lasciandosi alle spalle l'era fondata preminentemente sulla produzione agricola; la materialità è così passata dalla Terra alla capacità umana nel produrre i beni necessari e di conseguenza la ricerca della spiritualità o dell'armonia delle leggi universali si è spostata dalla metafisica alla fisica: cioè all'indagine sulla Natura attraverso la chimica, la fisica, la biologia. La stessa sociologia è infatti sorta come fisica sociale (Claude-Henri de Saint-Simon, Memorie sur la science de l'homme, 1813).

Ora siamo nell'era che ci porta verso il post-moderno ove l'uomo già si sente proiettato negli spazi una volta misteriosi e riservati alle divinità ed ai fenomeni celesti. Marte è a poche decine di anni di distanza dall'essere materialmente raggiunto dall'uomo e Vega è il punto d'incontro con l'ignoto. Se la materialità è passata dalla Terra all'Uomo e da questo nello Spazio, di converso la spiritualità dello Spazio è giunta al Corpo [Ndr: umano] passando per la Natura, rappresentata dalla biologia. [...]
La società agricola presupponeva la proprietà della terra che, col tempo, si è trasformata nel possesso del bene (proprietà=potere) senza più alcun legame con l'uso dello stesso ai fini della sopravvivenza. Mentre le ricchezze monetarie o i mercenari erano segni di potenza soggetti a volatilità, le case ed i feudi agricoli dimostravano visibilmente la potenza della casata; il patrimonio denota uno status sociale oltre che dare benessere, sicurezza e potere. La società industriale ha invece legato il potere alla produzione dei beni piuttosto che alla proprietà fine a se stessa favorendo le società commerciali e l'azionatario.(*) Oggi la supremazia è data dalla gestione del denaro (e non più dalla produzione dei beni) e dalle biotecnologie (l'industria del futuro). Tutti questi passaggi sono cicli storici che si sviluppano in conseguenza delle scoperte della scienza e dell'applicazione tecnologica ai fini economici. Noi siamo entrati nell'era che vedrà il predominio della biotecnologia con tutte le sue sfaccettature possibili: dalla filosofia alla medicina, dall'alimentazione alla fiction, e così via. Anche la spiritualità si caratterizzerà per una ricerca interiore alla corporeità. [...] Mentre sinora le mutazioni biologiche avvenivano, nel procedere dei millenni, per via naturale oggi abbiamo la possibilità di effettuare mutazioni genetiche controllate dall'uomo e dalla sua cultura, tramite le biotecnologie. L'Era che occuperà lo spazio-tempo degli anni duemila sarà talmente innovativa da non poter essere neppure paragonata all'era industriale, che - a suo modo - rappresentò una svolta sull'epoca precedente. Siamo ormai nell'era genomica con le sue dirompenti conseguenze sulla società. [...]"
(*) Vedasi la puntata del 20 dicembre Oltre l'orizzonte e quella del 16 ottobre La dilatazione demodoxalogica.
(*) Argomenti precedentemente svolti nella Inchiesta demodoxalogica sul post-industriale (1986) e in  Lineamenti di sociologia dell'emigrazione (1987).
(20 - continua)

lunedì 7 gennaio 2013

Destra e sinistra

Il presidente del Consiglio dei ministri uscente, Mario Monti, ha deciso (dopo un anno di prova) di salire sulla carrozza della politica nella convinzione che le categorie di destra e sinistra non esistono più, in quanto sostituite dai conservatori e progressisti. Ove nei conservatori potrebbero esserci (e ci sono) una maggioranza di estremisti di sinistra e tra i progressisti qualche borghese illuminato come ai tempi dell'unità d'Italia.  Già il cantautore Giorgio Gaber, nel secolo scorso, ci ammoniva "Cos'è la destra, cos'è la sinistra? Dove va la destra, dove va la sinistra?" percependo la frantumazione della società.
Sulla scia di autorevoli studiosi del tempo, sul numero 84 anno V del 14 maggio1988 della rivista Sapere duemila, edita dal compianto Angelo Ruggeri un editore, ex sindacalista, autenticamente progressista che credeva nello sviluppo della cultura l'arma politica e il fattore di progresso sociale ed economico, scrivemmo:
"Nel mondo che cambia si assiste ad uno spostamento storico delle concezioni politiche e dell'idea delle classi sociali. E' la sinistra, oggi, a difendere la tradizione e ad ancorarsi alla situazione così come è (difendendo i posti di lavoro anche se improduttivi) mentre la destra, con un giro di boa,  cerca nell'innovazione la possibilità di recuperare il perduto prestigio. La situazione si riflette anche nei rapporti fra sindacato dei lavoratori ed imprenditoria: nella società post-industriale lo scontro fra le due classiche forze del lavoro sarà più sfumato e ci saranno molte possibilità di accordi di una parte con l'altra e di divisioni in seno allo stesso versante [...]"
Basta guardare alle recenti cronache per avere la conferma di quanto intravisto quattordici anni orsono: l'accordo di Cisl e Uil  con la Fiat escludente la Cgil, e le ali del Pd che guardano a Monti mentre quelle del Pdl hanno addirittura formato un nuovo partito che si riallaccia idealmente e nel nome alla destra più radicale (Fratelli d'Italia).
Ancora una volta abbiamo la conferma del percorso demodoxalogico del pensiero umano, così come presentato da Antonella Liberati (vedasi il post del 3 dicembre scorso Punti fermi): le novità culturali e tecnologiche sono all'inizio percepite da pochi per poi, con il tempo, divenire stereotipi.

Domani: Il senso dell'epoca.

venerdì 4 gennaio 2013

Berlusconi spaventato

Il cavaliere senza macchia e senza paura Silvio Berlusconi ha detto in tv di essersi spaventato per aver fatto un brutto sogno, ove Antonio Ingroia era ministro della giustizia e Antonio Di Pietro (un'altro ex magistrato) ministro alla cultura. A volte le parole, non pensate e calibrate, tradiscono i sentimenti: Berlusconi è spaventato, non tanto dall'ingresso in politica di un'altra toga rossa ma dalla sensazione di aver perso il potere e di andare incontro al tonfo elettorale. Col suo modesto 10% di parlamentari fedelissimi avrà un margine risicato nel negoziare leggi a lui favorevoli o incidere sull'apporto di voti per l'elezione del nuovo capo dello Stato. Sinora la campagna elettorale che ha iniziato rivela che ha paura, se si analizzano freddamente i programmi, il tono e le parole: prima ha cercato disperatamente di coinvolgere nella sua lista Mario Monti, poi di fare l'accordo con la Lega, quindi è passato all'attacco delle forze avversarie, rispolverando i vecchi schemi del '94 (comunisti, tasse, giustizia) e chiamando a raccolta gli elettori allontanatisi col miraggio di avere (stando a dei misteriosi sondaggi che risultano solo a lui) oltre il 40% dei consensi. L'invasione dei canali radiotelevisivi per ripetere le stesse cose, in modo contorto e alterato, completa l'analisi psicologica di una persona insicura e quindi spaventata.
E' ancora presto per sondare quali potrebbero essere i risultati elettorali, stante il quadro ancora non definito delle liste e delle alleanze, possiamo però partire calcolando il peso e lo spostamento virtuale delle quattro grandi categorie di elettori: 1) i fidelizzati che ricevendo o avendo ricevuto benefici dal gruppo o personaggio di appartenenza (partito, sindacato, parrocchia, associazione di categoria, massoneria, opus dei, ecc.) non spostano il loro voto; 2) gli appartenenti alla cultura elevata della medio-alta borghesia che si tengono aggiornati sugli avvenimenti e raramente spostano il loro voto; 3) gli arrabbiati (disoccupati, tartassati, marginalizzati) che votano contro qualcuno o qualcosa o addirittura non votano ma che potrebbero convogliare la protesta per le cosiddette liste o personaggi  (Beppe Grillo, Ingroia) populisti,  come avvenuto con Di Pietro e, in passato, con Cicciolina (Ilona Staller), l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, il partito radicale di Marco Pannella, ecc.; 4) i cosiddetti disinformati che si aggiornano su Internet, saltuariamente tramite la tv, i giornali e nelle conversazioni con amici e parenti, generalmente una categoria di bassa cultura, con una grande facilità nel spostare il voto da una lista all'altra (con una forte presenza di piccoli bottegai e artigiani).
In seno, poi, ad ogni categoria dei quattro gruppi di elettori vi sono le sub-categorie, composte da vari incastri di pubblico demodoxalogico.
Mentre Monti può pescare voti tra la borghesia medio-alta e alcune sub-categorie di fidelizzati, gli altri partiti possono attingere voti (oltre ai propri fidelizzati) dai disinformati e dagli arrabbiati ove sembra che Berlusconi già ci si sia buttato a capofitto.

giovedì 3 gennaio 2013

Il peso dell'Ambiente


Gli Stati Uniti d'America sono sorti in modo anomalo rispetto agli altri stati i quali sono stati il risultato dell'egemonia di una casata sulle altre. Il vastissimo territorio americano sin dall'inizio si è presentato come terra da conquistare per farne una propria proprietà. I primi insediamenti si ebbero ad opera dei francesi nel XVII secolo, prima nel Quebec in Canada e poi nel Missisipi e nella Louisiana; gli spagnoli si insediarono in Florida nel 1565 e successivamente nel Texas e in California, gli inglesi fondarono Jamestown nella Virginia nel 1607. Tre culture diverse rappresentate da etnie con una propria storia e legislazione. I coloni inglesi approdarono in America in seguito a motivi religiosi e politici in quanto cacciati dagli anglicani e si espansero su tutto il territorio specie ad opera dei quaccheri, dei puritani e dei padri pellegrini, dando vita alle proprietà agricole, ai commerci (legname, rum, melassa), all'allevamento e alla coltivazione del tabacco e del riso. 
Cosa univa quella popolazione composta da sudditi di tre nazioni diverse? Il senso di libertà dalle convenzioni e dalla sudditanza alla madrepatria e il senso di appartenenza nella cofondazione di un nuovo grande stato; lo stereotipo del senso di appartenenza, di superiorità sugli altri per aver conquistato il territorio. Lo stereotipo di sentirsi appartenenti ad una grande nazione che tuttora pervade la popolazione degli Usa, dimostrato in ogni occasione: nelle partite di baseball come alla cerimonia del 4 luglio, nei barbecue tra vicini come nella politica internazionale e nelle presenze, anche turistiche, all'estero. La formazione di una coscienza nazionale, di un'opinione pubblica generalizzata rilevabile nei comportamenti di massa tesi a classificarsi come winner (vincitore) nella corsa al business (affare/arricchimento). [abbondanza di territorio=senso di sicurezza e di superiorità]  Lo stesso sentiment che unisce il popolo israelita sia in patria che nel mondo, rafforzato dalla religione ma anche dalla memoria storica delle persecuzioni patite nei millenni e dal desiderio di rivalsa nel considerare prioritario l'insediamento nel territorio; uno stereotipo creato più dal cammino della storia che dai comportamenti umani. [mancanza di territorio=senso di impotenza e di rivalsa]
Nella formazione dello stereotipo americano hanno contribuito oltre alla geografia e all'ampiezza del territorio, i consumi alimentari, l'abbondanza dei beni naturali e così via, completando quell'incastro tra popolazione, territorio sul quale vive la popolazione e le risorse della terra e dell'ingegno. L'influenza dell'ambiente sugli usi e costumi (e quindi sulle credenze e la legislazione) ha una parte fondamentale, come sostenuto con vigore da Charles-Louis Montesquieu nello Spirito delle leggi (1747). Basta raffrontare gli esquimesi con gli etiopi o i pastori di ovini con i pescatori per capire che oltre alla vita quotidiana ci sono aspettative, bisogni e comportamenti diversi, derivanti dall'ambiente, che influiscono in modo determinante sugli stereotipi e l'opinione pubblica di quel determinato frattale (porzione più o meno vasta di territorio).
Il territorio, quale componente dell'ambiente, ha un suo peso che spesso travalica anche le decisioni umane condizionandole nelle scelte; citiamo ad esempio dei passi stralciati dall'introduzione del libro di Irene Ranaldi Testaccio. Da quartiere operaio a Village della capitale (Franco Angeli, Milano 2012):
"[...] Testaccio, diventato rione solo nel 1921, appariva interamente costruito già nella rappresentazione della Forma Urbis Romae (la pianta della città di Roma antica incisa su lastre di marmo risalente all'epoca di Settimio Severo, tra il 203 e il 211 d.C.).  [...] Alla fine del I secolo a.C., cioè all'inizio dell'età imperiale, [...] Testaccio, nella suddivisione augustea, era compreso nella XIII regione Aventinus (assegnato ufficialmente alla plebe nel 456 a.C. con una legge speciale), e i confini approssimativi dell'intera regione, secondo la topografia odierna che ricalca quasi interamente quella romana, [...] furono destinati a quartieri plebei, mentre gli approdi sul Tevere furono destinati a zona commerciale. [...] I censori Lucio Emilio Paolo e Lucio Emilio Lepido nel 193 a.C. diedero inizio ai lavori di costruzione dell'Emporium e dei magazzini per il deposito dei rifornimenti annonari  a disposizione della popolazione. [...]
I piani regolatori del 1873  e del 1883 stabilirono a Testaccio, e nella vicina zona Ostiense, la nascita di alcuni stabilimenti produttivi. [...] una commissione di ingegneri presieduta dal generale Cadorna individuò intorno al Monte dei Cocci [Testaccio] come quella più idonea per la costruzione di un moderno quartiere industriale [...] In questo modo, trasportando nel quartiere le cosiddette arti clamorose l'Amministrazione capitolina si poneva idealmente in linea di continuità con le scelte fatte dagli amministratori  dell'epoca imperiale romana [...] Nel 1910 [NdR: numerose erano le imprese con decine di operai] [...] Oltre a questi insediamenti produttivi, vi erano ventinove società cooperative e associazioni operaie di mutuo soccorso, queste tutte presenti  all'interno dei confini attuali del rione Testaccio, per un impiego complessivo di 1.610 operai. [...] Nel 1923  l'Istituto per le case popolari, di fronte al problema della scarsità degli alloggi e di un'urbanizzazione sempre più massiccia, inarrestabile e tumultuosa del rione e dell'intera città decise di realizzare [...] ulteriori 234 vani. Col piano regolatore del 1933 e con la definizione della zona di Testaccio come quartiere popolare [...]
Il tessuto commerciale del rione è quasi completamente mutato tra il 1990 e il 2010, così come la sua composizione sociale e soprattutto l'immagine che la città ha del rione stesso. Basti pensare che a fine degli anni Novanta, erano ancora presenti circa ottanta forni e rivendite di pane; oggi, questi stessi negozi sono stati trasformati in banche e istituti di credito e consulenza immobiliare. Uno dei tanti piccoli negozi ora scomparso era una bottega che vendeva esclusivamente lievito e strumenti per i forni artigianali in via Calvani  [...]."
Dalla macro-geografia al micro-quartiere sembrerebbe che il destino di un territorio, e della popolazione che vi risiede, sia predestinato dalle circostanze storiche che si susseguono nel Tempo influendo sulla cultura, l'economia, le usanze e - in una parola -  sugli stereotipi che contribuiscono a formare l'opinione pubblica di quella determinata popolazione. Un percorso che si allinea ciclicamente, con avanzamenti, stasi e recessioni, alle scoperte scientifiche e all'applicazione tecnica delle stesse ai fini produttivi (*) determinando, nel Tempo, quello che definiamo ere: atteggiamenti radicali nel superamento delle vecchie concezioni causati dal progresso tecnico e culturale.

(*) Vedasi la puntata n. 3 dell'11 ottobre sul percorso socio-economico.
(19 - continua)

Domani: Berlusconi spaventato

mercoledì 2 gennaio 2013

Politica e giustizia

L'abbandono della magistratura per abbracciare le candidature politiche da parte di alcuni giudici, come Pietro Grasso e Antonio Ingroia, ha di nuovo sollevato polemiche tra coloro che nell'ingresso in politica dei giudici vedono il pericolo di inquinamenti: chi è in magistratura non può fare politica o divenire parlamentare. Quando un giudice emette una sentenza o un magistrato conduce le indagini c'è sempre il pericolo oggettivo che l'ideologia prevalga sulla giurisprudenza, i casi sbandierati da Silvio Berlusconi e i suoi avvocati (peraltro parlamentari) fanno testo. Quindi se le toghe rosse lasciano il palazzo di giustizia per andare a palazzo montecitorio lo scontro tra le due fazioni (magistrati di sinistra contro gli avvocati del cavaliere) si ripeterebbe nelle aule del parlamento, come se adesso ciò non avvenisse! Il pericolo maggiore è che una toga rossa potrebbe diventare ministro della giustizia! Sarebbe questo il problema? O, forse, che dei giudici che hanno condotto indagini su retroscena della politica fanno paura se divenissero parlamentari potendo avere le mani libere?
Ogni cittadino, per esperienza e conoscenza, ha da ridire sulla magistratura del nostro Paese. Lungaggini dei processi, inquinamento delle prove, decisioni che non soddisfano. Normalmente quando due soggetti si rivolgono alla giustizia entrambi pensano di avere ragione ed è comprensibile che uno dei due non sarà soddisfatto della sentenza; però - specie se sono cause di rilevanza economica o di cittadini contro personaggi altolocati - avvengono con troppa frequenza spostamenti di giudici in corso d'opera (per promozioni o trasferimenti, senza attendere la conclusione del processo) e rinvii ripetuti nel tempo. In questo caso conta molto l'abilità del proprio avvocato nel sapersi avvalere degli interstizi del codice, dei falsi testimoni e, spesso, delle conoscenze in alto loco e dell'amicizia con l'avvocato avverso. Un ex giudice, con una lunga carriera ed esperienza, potrebbe nella sua veste di ministro modificare quegli articoli del codice che eliminano i casi accennati e tutte le altre distorsioni, quindi ben venga in politica!
Ma l'aspetto più pernicioso e distorsivo per un Paese che vorrebbe essere democratico è quello sotterraneo dei magistrati "comandati ad altri incarichi", pur rimanendo nei ruoli della magistratura: nelle segreterie dei ministri e a capo di enti pubblici, ove fra loro e con l'appoggio della consorteria di appartenenza bloccano o favoriscono l'iter di leggi e provvedimenti ministeriali.
Un problema sollevato nella trasmissione Omnibus de La7tv del 29 dicembre scorso dall'onorevole Roberto Giachetti (Pd) in contrapposizione al senatore Lucio Malan (Pdl) sostenitore dei frequenti errori giudiziari.

Domani: la 19^ puntata sulla demodoxalogia
Venerdì: Berlusconi spaventato.