lunedì 30 aprile 2012

La new Age

I partiti sono essenziali per la vita politica, sostengono gli interessati, poichè rappresentano il legame che unisce i cittadini allo stato attraverso il parlamento. Sono la voce del popolo in quanto agiscono su delega dello stesso rappresentandone gli interessi; per tale ragione ogni democrazia non potrà mai fare a meno delle formazioni partitiche. E qui sta il primo errore: i partiti sono "lo strumento" attraverso il quale si attua il governo dei "processi" sociali, non sono una "struttura " della società ma uno dei mezzi per contribuire alla diffusione delle idee e del dibattito, insieme agli strumenti di comunicazione, l'educazione scolastica e civile e l'applicazione di provvedimenti adatti alla mutabilità dei tempi. Una mutabilità, più o meno veloce a seconda delle situazioni (culturali, sociali, economiche) del Paese. Una mutabilità che travalica ideologie e fantasie perchè mossa da stimoli tecnologici ed innovativi, conseguenza della ricerca scientifica, che influiscono sull'economia e le istituzioni aggiornandole alla new Age che si sviluppa su scala planetaria attraverso l'interelazione Territorio/Popolazione/Risorse.
Varie civiltà si sono susseguite nel corso dei millenni mutando filosofie, religioni, modi di governare, di lavorare, di vivere, di comportarsi e persino di pensare o "desiderare". Ogni civiltà è scaturita da impostazioni di fondo che, nel tempo, sono gradualmente mutate. Pertanto abbiamo attraversato tre ere fondamentali e ci stiamo avviando, ancora confusamente e con molti legami con la terza, verso la quarta era. Su Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, istituto bibliografico Napoleone editore Roma 1987, abbiamo sostenuto:
"[...] La soddisfazione di questi bisogni [NdR: sussistenza, aggregazione, conoscenza] avviene secondo un ordine di priorità che parte da quello elementare-vegetale (sussistenza) per arrivare al sapere passando attraverso il gradino intermedio dell'aggregazione [...] All'inizio dell'umanità le tribù vagavano sulla terra alla ricerca di cibo [...] Diecimila anni or sono l'uomo scoprì che il cibo poteva essere seminato e coltivato [...] La coltivazione del campicello generò la fine del nomadismo e l'inizio della proprietà della terra [...] una maggiore disponibilità di cibo, una superiorità fisica e psicologica del coltivatore sull'affamato nomade e la creazione del "potere": chi ha detta legge [...] Con il trascorrere dei secoli [...] i rapporti con la società furono stabiliti in base al potere e al sapere [...] Fino ai primi anni del 1900 le opportunità sociali-culturali erano riservate alla classe dominante (coloro che avevano beni, istruzione e diritto di voto). Per gli altri dieci-sedici ore di lavoro giornaliere [...] Modelli di vita difformi dal passato fanno sorgere la necessità di norme giuridiche ed istituzionali diverse [...] Essere custodi di un segreto o capaci di svelare un mistero poneva l'uomo al riparo da sforzi fisici per acquisire il cibo e la tranquillità. Poneva lo stregone al di sopra degli altri componenti della tribù, oggetto di stima e regalie. Gli conferiva un "potere". Accanto alle invenzioni relative a tecniche o oggetti di uso comune sorsero invenzioni su fatti che coinvolgevano l'uomo. Oltre agli scienziati, ai filosofi ed ai sacerdoti nacque anche la casta dei politici che si arrogarono il diritto di amministrare i gruppi sociali [...] Le istituzioni tendono alla coesione e stabilità del gruppo. Il loro scopo secondario è la preservazione dell'ordine, quindi situazioni di fatto interne (classe dirigente e scarsa mobilità verticale) e di difesa dai pericoli provenienti dall'esterno. La lotta per l'acquisizione del bene porta, invece, stante l'insufficiente rapporto risorse-bisogni, alla conflittualità che si scarica sul più debole fino a quando diventerà meno debole e in grado, a sua volta, di scaricarsi su altri. Un modo per divenire forti, pur essendo deboli, è quello di riunirsi in gruppo. Cioè in comunità, associazioni, sindacati, ecc. Il numero rappresenta sempre una forza, tant'è vero che ad esso fanno ricorso o traggono sostentamento i capi (chi sarebbe tale senza seguito?), le ideologie, le istituzioni ed i movimenti d'opinione [...] Al termine della seconda guerra mondiale è cambiato il modo di sentire e partecipare agli avvenimenti che ci riguardano e ci circondano. Le verità imposte dall'alto e non dimostrate hanno fatto il loro tempo. Oggi la gente vuole "vedere", vuole verificare, vuole dare il suo apporto di idee ed esperienze prima di accettare mode ed ideologie [...] Dagli assiri ai romani e da questi agli imperi di Francia o di Spagna, fino all'avento di Usa ed Urss, oggi tallonate dal Giappone, c'è tutta una concatenazione storica [...] possiamo riferirci alle sette grandi civiltà che esistevano nel 1500: l'occidentale, la musulmana, l'indiana, la cinese, l'inca, l'azteca e la russo-bizantina. Oggi stiamo andando verso una sola civiltà che, da quella classica fondata sulla schiavitù come strumento di espansione e controllo economico, è passata attraverso il sistema feudale, il capitalismo commerciale e l'industrialesimo. Ma anche la tecnologia rivolta a soddisfare i bisogni (NdR: sussistenza, aggregazione, conoscenza), che si manifestano secondo una gradualità che parte da quelli fisiologici per andare verso quelli culturali e sociali, ha conosciuto evoluzioni che hanno segnato il cammino della civiltà: l'agricoltura, che subentrò alla caccia e alla pesca, fu incalzata dall'artigianato ed entrambi cedettero il primato all'industria, oggi già spodestato dal cosiddetto terziario. Di immutato resta la spinta a soddisfare i bisogni, sempre più crescenti e complessi, secondo una tendenza collettiva di corsi e ricorsi, spinte e controspinte, avanzamento e stasi, che può essere avvicinata alle recenti scoperte della fisica moderna sull'alternanza e complementarietà delle forze agenti in natura [...]"
Anche su Demodossalogia ed opinione pubblica (edizioni Sidd 1998), gli atti del convegno per ricordare i maestri della disciplina Federico Augusto Perini-Bembo e Adriano Magi-Braschi, abbiamo sostenuto:
"[...] Nel passaggio dalla società feudale contadina a quella mercantile e poi alla società industriale moderna i vari aggregati umani (contadini/soldati, dirigenti/dipendenti, ecc.) ebbero tutto il tempo necessario per assimilare un loro specifico ruolo adeguandovi il comportamento. Però mentre nel periodo pre-industriale il cambiamento avveniva attraverso misure multiple rispetto alla vita dell'uomo, cioè la persona non riusciva a vedere compiute le opere che aveva iniziato, oggi le trasformazioni ci sfuggono di mano: non facciamo in tempo ad ultimarle che già sono obsolete [...] La società agricola presupponeva la proprietà della terra che, col tempo, si è trasformata nel possesso del bene (proprietà=potere) senza più alcun legame con l'uso dello stesso ai fini della sopravvivenza. Mentre le ricchezze monetarie o i mercenari erano segni di potenza soggetti a volatilità le case ed i feudi agricoli dimostravano visibilmente la potenza della casata: il patrimonio denota uno status sociale oltre che dare benessere, sicurezza e potere. La società industriale ha invece legato il potere alla produzione dei beni piuttosto che alla proprietà fine a se stessa favorendo le società commerciali e l'azionariato. Oggi la supremazia è data dalla gestione del denaro e, ancora di più rispetto al passato, a quella delle informazioni [...]"
Tutti questi passaggi da una civiltà all'altra, da un ciclo politico-economico-culturale al successivo quale effetto hanno generato sul pensiero sociale? In convegni, lezioni ed interventi vari abbiamo accennato ai  riflessi delle tre ere fondamentali (quella agricola, quella mercantile e quella industriale) osservando che, seppure confusamente, siamo entrati nella quarta era.
Nell'era agricola la sopravvivenza era data dalla coltivazione, connessa alla stagionalità scandita dal movimento stellare, per cui il contadino scrutava il cielo affidandosi alle divinità che governavano il mondo allora conosciuto nella speranza di poter risolvere, in questo modo, i suoi problemi esistenziali e psicologici.
Nell'era mercantile la fiducia nella sopravvivenza è stata affidata all'intraprendenza personale o di gruppo con l'aggregazione intorno ai comuni, alle signorie e alle associazioni di categoria, sviluppando politiche, ruoli ed istituzioni; esaltando, nel contempo, attraverso le opere edilizie la magnificienza della ricchezza derivata dall'imprenditorialità. La soluzione dei problemi sociali era rimessa alle decisioni del potente di turno.
Nell'era industriale la sopravvivenza è stata riposta nella produzione dei beni, nello sviluppo della tecnologia e nella convinzione che con l'aggregazione di massa fosse possibile migliorare le condizioni sociali, da qui i partiti, le rivolte operaie e le aspettative (le aspirazioni collettive) per gli stati nazionali. Un'era basata sulla convinzione che attraverso forme associative e di delega fosse possibile stabilire equi rapporti sociali di sviluppo coordinati dalle istituzioni, in base alla rappresentanza e alle istanze popolari.
Attualmente - all'inizio della quarta era - c'è la predominanza del denaro (per la sua facilità di uso e spesso di acquisizione) sul possesso e la produzione dei beni, mentre sul piano sociale rimandiamo al post di sabato scorso (Generare il futuro) là ove ci consideriamo
"[...] padroni dell'universo, pronti ai viaggi turistici planetari, quello che cercavamo prima nel trascendentale [era agricola] e poi nel sociale [era industriale] lo andremo a cercare dentro di noi, valorizzando il nostro corpo e la nostra mente. Quindi avremo una società vieppiù edonistica dove le leggi, i valori religiosi e sociali, e di conseguenza i rapporti tra persone momentaneamente unite tra loro, saranno espressione del singolo essere monade in un mondo di monadi conviventi nello stesso spazio e tempo".  
Alla LXV Riunione della Sips a Cassino nel 1999 sul tema Le biotecnologie: situazione attuale e scenari futuri abbiamo concluso il nostro intervento affermando:
"[...] Mentre sinora le mutazioni biologiche avvenivano, nel procedere dei millenni, per via naturale oggi abbiamo la possibilità di effettuare mutazioni genetiche controllate dall'uomo e dalla sua cultura, tramite le biotecnologie. L'era che occuperà lo spazio-tempo degli anni duemila sarà talmente innovativa da non poter essere neppure paragonata all'era industriale, che - a suo modo - rappresentò una svolta sull'epoca precedente. Siamo ormai nell'era genomica con le sue dirompenti conseguenze sulla società [...]"

Giovedì 3 maggio: ricordando Magi-Braschi